Capitolo 1-2

2000 Worte
Raven era l’unica persona a cui Kane avesse detto dei mutanti che lo avevano pugnalato alle spalle, bloccandolo con l’incantesimo e seppellendolo vivo. Non sapeva per quale motivo si fosse confidato con lui... forse per noia. Kane aveva lasciato quella canaglia libera per la città. Raven era arrabbiato con il mondo già prima di rinascere come figlio della notte, e adesso Kane gli aveva dato una valvola di sfogo per quella rabbia. Raven si era offerto di attuare la vendetta al posto suo, e lo aveva fatto sfruttando i suoi nuovi poteri al massimo delle loro potenzialità. Kane non si era preoccupato di dissuadere Raven, poiché si adattava perfettamente ai suoi piani di mandare in rovina il resto della famiglia di Malachi. Perché mai avrebbe dovuto proteggere i mutanti da lui? Il massimo che aveva fatto era stato dire al ragazzo di non uccidere gli umani per nutrirsi e di non far loro del male se non era lui ad ordinarlo. Non era colpa sua se lui, invece, aveva deciso di ucciderli. La prima volta che Raven aveva ucciso qualcuno fu anche l’unica volta che Kane intervenne, allontanando il ragazzo prima che lasciasse il segno dei canini in bella vista sul cadavere. Mantenere segreta la propria identità faceva parte del suo istinto di autoconservazione e aveva dimenticato di dirlo a Raven. Kane allora gli aveva fatto vedere come cancellare il segno dei canini e far sembrare l’omicidio come un semplice delitto efferato. Raven aveva iniziato a seminare le sue vittime nei pressi del Moon Dance affinché le autorità le trovassero. Era un piano perfetto. La maggior parte dei vampiri erano cattivi per natura e Kane aveva passato buona parte della sua vita da non morto accanto a quegli assassini. Vedere quel ragazzo uccidere le persone sembrava una cosa naturale per la sua specie. Se Syn fosse stato sveglio per assistere a quella furia omicida, avrebbe liberato il mondo da Raven uccidendolo o legandolo per sempre alla sua tomba. Ora che Kane aveva provato una punizione simile, avrebbe sicuramente preferito una morte veloce. Prima del suo esilio era amico di un altro vampiro... Michael. Erano amici da più tempo di quanto riuscissero probabilmente a ricordare. Entrambi avevano ricevuto in dono gli eliotropi perché avevano conservato la loro anima... insieme a Damon, il fratello del suo amico. Michael era un bravo ragazzo... stava dalla parte dei buoni, come si suol dire, ma Kane aveva sentito dire che Damon aveva sviluppato un lato oscuro e lo stava sfogando su suo fratello. Magari gli avrebbe fatto una breve visita dopo aver finito lì, e gli avrebbe insegnato le buone maniere. Kane si chiese il motivo dell’improvvisa rivalità tra i due, visto che Michael amava suo fratello... ma le cose cambiano, prima o poi. Kane non voleva che Michael vedesse la follia che la tomba gli aveva causato. Nelle ultime due settimane aveva passato parte del suo tempo ad osservare Michael da lontano. Sapeva che lui e il figlio maggiore del giaguaro, Warren, erano amici adesso... proprio come un tempo lo erano stati lui e Malachi. I mutanti erano dei traditori e Michael non lo aveva ancora capito. Togliendo di mezzo i mutanti avrebbe fatto un ultimo favore a Michael... in ricordo dei vecchi tempi. Kane si toccò di nuovo l’orecchino, sapendo che era l’eliotropio ad impedirgli di uccidere gli umani. Se la sua anima fosse stata davvero malvagia allora la magia dell’eliotropio non avrebbe funzionato su di lui. Si era chiesto spesso come avesse fatto Malachi a non considerare quel semplice dato di fatto... la prova della propria innocenza era sempre stata lì, proprio davanti ai suoi occhi. Ma ormai non aveva importanza... aveva passato trent’anni in una tomba per qualcosa che non aveva commesso. “Vi ripagherò con l’inferno, amici miei.”. ***** “Telemarketing?” chiese Chad, cercando di nascondere un sorriso quando sua sorella minore sbatté la cornetta così forte da far cadere il telefono dal muro, finendo sul pavimento con uno schianto. Envy prese a calci il telefono lungo il corridoio, fingendo che fosse la testa del suo ragazzo, prima di girarsi verso suo fratello “Siete tutti bastardi, o lo sono soltanto quelli con cui esco io?” Chad alzò le mani in segno di resa “Secondo me le ragazze sono uguali. Adesso calmati e racconta al tuo fratellone cos’è successo.”. Envy appoggiò la fronte contro la parete fredda. Si rifiutò di lasciare che anche una sola lacrima scendesse. Trevor non le piaceva abbastanza da piangere per lui e stava davvero iniziando a stancarsi di ragazzi mediocri. “Era Jason al telefono. Pensava che fossi di nuovo single, perché ha appena visto Trevor in un nuovo locale. Era praticamente avvinghiato ad un’altra sulla pista da ballo.”. Chad scosse la testa. Non avrebbe di certo provato pena per Trevor quando sua sorella gli avrebbe messo le mani addosso. “Che ne dici di andare a ballare, allora?” alzò un sopracciglio, non volendo perdersi lo spettacolo per niente al mondo. Envy sorrise, apprezzando l’idea “Dammi dieci minuti e sono pronta.”. Chad annuì, si sedette sul bracciolo del divano e cliccò sul telecomando per guardare il notiziario, anche se non vi prestò molta attenzione. Non gli piaceva che lei frequentasse Trevor. Sapeva che quel tipo recitava la parte del ricco studente universitario solo come copertura, ma non gli piaceva comunque che nascondesse ad Envy chi era davvero. Se andavano a letto insieme lei doveva almeno sapere la verità sulla persona con cui scopava. Iniziare una relazione con una bugia non era la cosa migliore, se uno ha intenzione di mentire allora, per prima cosa, non dovrebbe lasciarsi coinvolgere. L’ultima volta che aveva visto Trevor alla stazione di polizia lo aveva messo alle strette e aveva chiesto all’agente in incognito di dire ad Envy la verità su quello che faceva, o di starle alla larga. Non era colpa sua se Trevor non ascoltava nessuno a parte se stesso. Lo irritava il pensiero che Trevor potesse usare Envy mentre indagava sotto copertura nei bar. Visto che lei lavorava come barista in molti locali, lui aveva un motivo per seguirla prima dell’orario di apertura e per restare dopo l’orario di chiusura. Stare lì senza troppa gente permetteva a Trevor di curiosare meglio, ed Envy non ne sapeva nulla. Chad si era rifiutato di lavorare sotto copertura, anche se la squadra delle Forze Speciali stava cercando di convincerlo da un po’ di tempo, ormai. Ora era diventato lui il primo che chiamavano quando c’era una porta da sfondare o qualche testa calda da tenere a bada. E per lui andava bene. Preferiva prendere a calci in culo un idiota, piuttosto che intrufolarsi di nascosto da qualche parte per rovistare e cercare di scoprire gli affari sporchi di qualcuno. D’altro canto, il loro amico Jason sarebbe stato un fidanzato migliore per Envy. Erano stati compagni di scuola, ma era quello il punto. Jason aveva una cotta per lei dalle scuole superiori e frequentava casa loro così spesso che Envy lo considerava suo fratello... non un ragazzo. Jason era entrato nella Guardia Forestale della Foresta Nazionale di Angeles subito dopo la scuola e faceva quel lavoro da allora. Ad Envy piaceva ancora passare del tempo con lui. Vedeva molto spesso anche la sua migliore amica Tabatha, che faceva parte della stessa unità della Guardia Forestale di Jason. Chad si alzò dal divano e si fermò fuori la porta della camera di Envy. Vivevano insieme da quattro anni, da quando i loro genitori erano morti in un incidente stradale, e se la cavavano alla grande. Lui era un poliziotto e lei faceva la barista in parecchi locali della città. L’unico motivo per cui non le diceva di trovarsi un lavoro “vero” era perché, quasi tutte le sere, lei guadagnava più di lui. Questo rendeva le cose addirittura migliori perché, quando c’era da pagare l’affitto, di solito era Envy a pagarlo, mentre lui si occupava di tutto il resto. “Qual è il locale?” le chiese da dietro la porta. “Quello nuovo, il Moon Dance.” Envy raccolse in una coda di cavallo alcune ciocche dei suoi lunghi capelli rossi, lasciando gli altri sciolti lungo la schiena. “Mentre siamo lì potrei anche fare domanda come barista.”. Chad si accigliò. “È quello verso la periferia, vero?” S’incamminò verso la sua stanza senza aspettare la risposta. Ultimamente le cose in quella zona della città si erano fatte un po’ pericolose. Le sparizioni erano il pericolo principale e alcuni cadaveri erano stati ritrovati a circa un isolato da quel club. Per il momento non c’era nulla che potesse collegarli direttamente al Moon Dance, se non che le vittime frequentassero tutte quel locale. Era solo la cornice temporale ad insospettire Chad e molte altre persone. C’era qualche dubbio sul fatto che ci fosse o no un serial killer che si aggirava in quel club. Quasi tutte le ultime vittime erano state viste lì, come agente di polizia non poteva ignorare un possibile collegamento. Visto che la pistola e il distintivo erano già in auto, Chad prese il taser e se lo agganciò dietro la cintura dei pantaloni. Con tutto quello che stava succedendo laggiù, voleva che Envy lo usasse nel caso in cui qualcosa andasse storto mentre erano lì. Uscendo dalla sua stanza diede un’occhiata in corridoio e si bloccò all’istante quando vide sua sorella. Una gonna corta di pelle nera con orlo di pizzo la copriva fino a metà coscia, abbinata ad un top di pizzo nero. C’erano inserti di pelle nera solo nei punti necessari... abbastanza per coprirle il seno e mettere in mostra il suo ventre asciutto e l’ombelico. Indossava anche un paio di stivali di pelle nera che arrivavano appena sopra il ginocchio, con sottili catene attorno alle caviglie. Al collo aveva una collana con un meraviglioso quarzo di ametista che sua madre le aveva regalato molti anni fa. Buona parte dei suoi capelli rossi era raccolta in una lunga coda di cavallo, con alcune ciocche che ricadevano su una spalla. Il trucco era curato, con un po’ di eyeliner nero e ombretto, e un rossetto scuro. Sembrava una dominatrice. “Cavolo, hai sete di sangue?” Chad alzò un sopracciglio, lanciandole una seconda occhiata. Pensò quasi di annullare l’uscita serale e spedirla a letto per la sua sicurezza. “Beh, ho deciso.” Envy alzò appena un sopracciglio “Dopo essermi occupata di Trevor me la spasserò! D’ora in poi mi rifiuto di uscire con un solo ragazzo. Non ne voglio soltanto uno... ne voglio un sacco! Così se uno si comporta da idiota non sarà un problema perché ne avrò altri che saranno ben felici di prenderlo a calci in culo.”. “Certo, mi ricordo com’è andata a finire alle superiori.” Chad scosse la testa, sapendo che sua sorella era molto più ingenua di quanto fingesse di essere “Prendiamo la mia auto, nel caso mi chiamino dalla centrale.”. “Solo se posso giocare con le luci blu.” Envy sorrise, sapendo che l’avrebbe accontentata. Chad sospirò e s’incamminò verso l’auto. “Giuro, sei peggio di un bambino in un negozio di giocattoli, che tocca qualsiasi pupazzo rumoroso dando fastidio a tutti.”. “Che c’è?” rise lei. “A me piacciono le luci blu. La gente si toglie di mezzo quando le accendo.”. “Come la volta che avevamo finito il caffè?” chiese. “Lo sai che è uno spreco di denaro pubblico, vero?” “Se non stai zitto guido io. E allora avrai a che fare con le luci rosse e la sirena.” lo avvertì lei, facendogli l’occhiolino. Chad si zittì all’istante perché, l’ultima volta che era successo, lei era in ritardo al lavoro e lui stava troppo male per guidare, così si era seduto dal lato del passeggero e si era addormentato beatamente. Il suo capo gli dava ancora il tormento per quell’episodio.
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