Chapter 2

2013 Worte
Quando il sole sorse il mattino successivo, nel villaggio si diffuse subito la voce di una casa bruciata al suolo. Furono trovati i resti di un uomo e una donna ma il figlio, una bambina, non c’era. I quattro uomini avevano lasciato rapidamente il villaggio a cavallo, dirigendosi verso quelle che ora sono conosciute come le Alpi Svizzere. Dopo aver consegnato la bimba alla sua famiglia, Syn aveva dato alla nonna una lettera e un sacchetto di monete d’oro mentre scambiava qualche parola con lei. L’anziana donna sorrise e abbracciò Syn prima di prendere la nipote in braccio. Sebbene Syn non avesse mai detto nulla, sapevano che era lui il responsabile della morte dei genitori della bimba. Ancora oggi Michael tremava quando ci pensava troppo. L’etica di Syn si rifiutava di lasciare che un bambino subisse un tale supplizio e, se avesse potuto fare qualcosa a riguardo...lo avrebbe fatto. A Syn non interessava chi fossero i genitori o cosa rappresentassero. Lui riteneva che i genitori violenti non meritassero niente di meno di ciò che farebbero ai propri figli. Quando Michael aveva chiesto a Syn riguardo la guarigione della bambina, Syn gli aveva rivolto un sorriso paziente. “Il potere risiede nella tua anima immortale. Rispetto all’immortalità...tu sei ancora un bambino, quindi buona parte del tuo potere è ancora dormiente. Con il passare del tempo, quel potere crescerà. Riguardo a quale potere avere...solo la tua anima può sceglierlo. Se la guarigione è il potere che la tua anima invoca, allora tutto quello che devi fare è desiderarlo fortemente.” Guardando di nuovo verso il puma ferito, capì. Vedere Alicia piangere in quel modo era una motivazione più che sufficiente per desiderarlo fortemente. Michael si alzò lentamente e si avvicinò a Micah. Mentre avanzava, poteva percepire l’infezione che iniziava ad impossessarsi del corpo del puma. Se fosse successo qualcosa al puma, sapeva che Alicia avrebbe pianto e lui non voleva che accadesse. Michael posò la mano sul petto di Micah e ricordò le sensazioni che aveva provato quando lui e Dean avevano toccato Kane. Concentrandosi sul proprio bisogno di vedere Alicia sorridere, sentì quel bisogno scorrere da sé verso colui che sapeva che poteva renderla felice. Micah cominciò a brillare e Michael aspettò per vedere se fosse in grado di vedere l’anima di Micah come aveva fatto con Kane. Dopo un attimo, si rese conto che era stato il potere di Dean a farlo, non il suo. Se qualcuno fosse stato nella stanza con lui, avrebbe notato le differenze. Gli occhi di Michael avevano iniziato a brillare di un ametista scuro e la sua anima divenne lentamente visibile, sovrapposta alla sua forma fisica. Michael poteva sentire una parte di sé nel corpo del puma...che scorreva nel suo sangue. Sospirò di sollievo quando l’odore dell’infezione svanì lentamente dalla stanza. Non poteva vedere sotto le bende per esserne sicuro, ma vide i lividi e le ferite sul volto di Micah guarire e poi scomparire completamente. Ritraendo la mano, Michael barcollò all’indietro. Portandosi una mano agli occhi per alleviare la vertigini, fu sorpreso nel sentire delle lacrime sulle ciglia e sulla guancia. Si fermò per un momento, ricordando di aver pianto anche quando Dean aveva afferrato la sua mano e l’aveva posata sul corpo moribondo di Kane. Era questo che intendeva Syn per desiderare fortemente? Il suo cuore e la sua mente dovevano essere esattamente nello stesso posto perché ciò potesse accadere? Michael si guardò le mani e sospirò. Quanto desiderava che Syn fosse lì per rispondere alle sue nuove domande. Adesso Syn era sveglio ma, per quanto ricordava, lui non restava mai nello stesso posto...si muoveva sempre. Una volta aveva chiesto a Syn cosa stesse cercando, ma Syn gli sorrise con uno sguardo lontano negli occhi e rispose “Alcuni segreti sono destinati a rimanere tali.” Forse lo avrebbe scoperto abbastanza presto...per ora sarebbe andato a casa a riposarsi. Guarire il puma lo aveva provato e aveva bisogno di riposare e riprendere le forze. Guardando Micah, Michael decise che doveva fare ancora una cosa per coprire le proprie tracce e riunire i fratelli. Mettendo una mano sulla guancia di Micah, sussurrò il suo nome, costringendo il puma a svegliarsi per ascoltare le sue parole. Quando le palpebre di Micah sbatterono, Michael gli disse che avrebbe tenuto Alicia nascosta finché lui non sarebbe stato in grado di andare da lei. ***** Trevor fermò l’auto davanti al Moon Dance prima di entrare nel parcheggio. Vedere Envy ferita gli aveva tolto dieci anni di vita...o almeno così si sentiva. Vederla ferita in quel modo gli aveva solo confermato di aver fatto bene a nasconderle la verità sul mondo paranormale e sul suo coinvolgimento per così tanto tempo. Mantenendo i suoi segreti, l’aveva tenuta lontana dal pericolo. “Casa dolce casa.” mormorò senza guardarli. Scendendo dall’auto, Trevor girò intorno per aprire lo sportello ad Envy ma Devon lo precedette. Devon lanciò a Trevor un’occhiata perfida mentre l’altro uomo li seguiva, ma non disse nulla. Devon odiava essere debitore a Trevor per aver salvato Envy...ma odiava ancora di più che fosse proprio Trevor quella persona. “Non c’è bisogno che vieni con noi.” disse Envy, cercando di allentare la tensione tra i due. Sorrise lievemente a Trevor e gli fece un cenno per fargli capire di non essere cattiva, ma che aveva davvero apprezzato il suo aiuto. Gli occhi di Trevor si intenerirono quando incrociò quelli di Envy. “Mi sentirei meglio se sapessi che si prenderanno cura di te.” Envy tremò dentro di sé...era una cosa del tutto sbagliata da dire. “Stai dicendo che non sono in grado di occuparmi di Envy?” chiese Devon, fermandosi quando raggiunsero le scale che portavano agli alloggi. “Non esplicitamente.” disse Trevor mentre seguiva Envy su per le scale. Gli occhi di Devon si spalancarono, corse dietro Trevor e lo spinse bruscamente contro il muro. “Allora spiegamelo, Orsetto del Cuore.” Trevor strinse le spalle contro il muro “Sicuro, Thundercat...Sei uno stronzo!” “Va’ all’inferno!” ringhiò Devon ad alta voce. “Mi sembra di vedere i cartoni animati del sabato mattina.” mormorò Envy e si strofinò la fronte. “Che ne dite di smettere di schizzare testosterone ovunque e comportarvi bene per una volta? Ho un gran mal di testa, il braccio mi fa un male cane, e l’ultima cosa che mi serve è vedervi combattere per chi è il migliore.” Guardò Trevor. “O la smetti o vai a casa, e non mi interessa quale delle due scegli.” Devon sorrise finché Envy non guardò anche lui. “E tu... Ho il diritto di rinnegarti, gattino bello. Continua così e finirai per ululare nel vicolo.” Tabatha era in attesa di sentire qualcosa quando sentì Devon mandare Trevor all’inferno. Aprì la porta appena in tempo per vedere Envy rimproverare entrambi e non poté fare a meno di ridere. Almeno adesso non era più sola. “I ragazzi fanno ancora i cattivi?” chiese Tabatha. “Non ne hai idea.” brontolò Envy mentre entrava nell’ufficio di Warren con Trevor e Devon in silenzio dietro di lei. Envy si tolse la giacca dalle spalle e gli occhi di Tabatha si spalancarono per la benda intrisa di sangue intorno al braccio di Envy. Ebbe un flashback di lei ed Envy ostaggio di Raven e della sua banda di sanguisughe, ma respinse con forza l’immagine nel cassetto della sua mente. “Uno di voi vuole prendere il kit di pronto soccorso?” chiese Tabatha guardando Envy, per assicurarsi che la sua spalla fosse l’unica parte ferita. “Vado io.” rispose Devon, e andò nel bagno di Warren. “Cos’è successo?” chiese Tabatha mentre scioglieva la benda e vide dove la pallottola aveva colpito il braccio della sua amica. “Mi hanno sparato, ringhiato contro, quasi graffiata e coinvolta in un’esplosione.” disse Envy con un sorriso, che però scomparve quando vide lo sguardo sul viso della sua amica. “Sto bene, davvero.” aggiunse rapidamente. Ignorando Envy, Tabatha si limitò a fissare Devon quando tornò nella stanza. “Dove diavolo eri quando Envy è stata ferita?” Non poté farne a meno. “Lei è la mia migliore amica e dovresti prenderti cura di lei!” Trevor sorrise tra sé, felice che qualcuno, oltre a lui, desse finalmente a Devon una più che meritata sgridata. “A lottare per le nostre vite.” disse Devon in sua difesa. “Non ho potuto raggiungerla, ma Winnie the Pooh qui l’ha portata in salvo.” “Sì, dopo che Hello Kitty ha lasciato che si allontanasse da lui.” concluse Trevor, cercando di non ridere al pensiero che Devon credeva ancora che fosse un orso mannaro...Se solo Devon sapesse la verità su ciò che era realmente. La voglia di ridere svanì quando il suo sguardo tornò su Envy. Se Devon avesse saputo la verità, allora lo avrebbe saputo anche Envy ed era stanco di farsi sorprendere a mentire. Tabatha ed Envy si scambiarono uno sguardo rassegnato ed Envy mimò la parola ‘aiuto’ sapendo che Tabby avrebbe capito. “Ehi Trevor, puoi darmi uno strappo a casa?” chiese Tabatha, cercando di allontanare Trevor dalla stanza prima che Devon gli staccasse la testa...o che Envy desse i numeri con entrambi. Trevor sospirò ed infilò le mani in tasca. “Certo, scendo e metto in moto l’auto.” Dopo che Trevor se ne andò, Envy diede a Tabby uno sguardo di sollievo. “Grazie!” Tabatha sorrise. “Non ringraziarmi perché adesso mi dovete un favore.” “Ti darò tutto quello che ho!” esclamò Devon con un sorriso. “Compresa Envy?” chiese Tabatha, con gli occhi scintillanti. “Neanche per sogno.” rispose Devon, facendole l’occhiolino. Tabatha si finse delusa. “Beh, questo toglie tutto il divertimento.” Envy ridacchiò quando Tabatha uscì impettita dalla stanza, fingendo di sbattere la porta nel mentre. Capitolo 2 “Mettimi giù, succhiasangue impazzito!” gridò Alicia, graffiando la schiena di Damon dalla spalla su cui lui l’aveva issata. Nel momento in cui si era resa conto che non erano diretti al Night Light voleva che lui si fermasse...ovviamente volere ed ottenere erano due cose diverse. “Voglio andare da Micah!” “Michael mi ha detto di riportarti qui e qui resterai.” ordinò Damon, entrando con calma nella stanza di Alicia. La gettò sul letto e sussultò quando le sue unghie gli lasciarono lunghi segni sulla schiena. Ringhiando aggiunse “Non credo che il tuo ragazzo rimarrà troppo deluso se arriverai con ritardo nel suo...letto.” Alicia sbuffò e cercò di precipitarsi giù dal letto, ma Damon la afferrò immediatamente con le mani ben salde sulle spalle. Damon guardò verso di lei, cercando ancora una volta di lanciarle il suo incantesimo addomesticante. “Dannazione, ti ho detto di fermarti!” “Non sono un cane, io sono un gat...” La mente di Alicia si svuotò per un attimo mentre lo fissava, guardando il modo in cui i suoi capelli pendevano lungo quel viso perfetto. Sentì qualcosa nella bocca dello stomaco risvegliarsi con desiderio. Abbassando lo sguardo sulle sue labbra, ricorse all’unica cosa a cui riuscì a pensare per scacciare dalla mente il pensiero di baciarlo...l’aggressione. “Tu non sei il mio padrone!” Alicia lo colpì al petto, ma se ne pentì quando Damon chiuse gli occhi per il dolore e si chinò verso di lei. “Ti hanno mai sculacciata per farti crescere?” ringhiò Damon tutto sudato. Si rotolò via da lei per sdraiarsi supino. “Ti piacerebbe.” Alicia aggrottò la fronte, chiedendosi come fosse possibile che l’avesse appena portata dall’altra parte della città come un uomo di Neanderthal, e ora sembrava che stesse per svenire solo perché lei lo aveva colpito. “Stai bene?” chiese lei con sospetto, non volendo sentirsi in colpa per la propria reazione. Damon aprì gli occhi solo per trovarsi faccia a faccia con un stupido orsacchiotto. I suoi occhi di ametista si limitarono a leggere il collare che esso indossava...c’era scritto ‘Micah’...
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