CAPITOLO TRENTADUE

1163 Worte

CAPITOLO TRENTADUE Tano lottava contro quest’uomo che sosteneva di essere suo figlio e più lo vedeva e più percepiva la somiglianza. Era difficile stare a guardarlo con i colpi che gli piovevano addosso, ma l’aspetto di Stefania era scritto in ogni linea del suo volto, e la sua struttura… beh, era quella che Tano vedeva ogni volta che si guardava in uno specchio. Però non aveva senso. Il suo bambino a quell’ora non poteva che avere poche settimane, senza considerare poi che potesse brandire una spada con una rapidità e un’abilità che lo costringevano a cedere terreno a ogni passo. “So cosa stai pensando,” disse Telum, tirando fendenti così rapidi che Tano quasi faceva fatica a pararli. “Pensi che sia troppo grande per essere tuo figlio. Pensi che uno stregone non sia capace di giocare c

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