XXXV.Colloquio segreto. Ecco ciò ch’era avvenuto. Noi già vedemmo che non per sua volontà, ma anzi a mal in cuore, il soggetto qualificatosi per monaco seguitava il ferito raccomandatogli in modo tanto singolare; chi sa che non avesse tentato di fuggire ove gli fosse riuscito possibile? Ma le minacce dei due gentiluomini, la scorta rimasta indietro ad essi, e che di sicuro avea ricevute loro istruzioni, e finalmente per dirle tutte, anco la riflessione, lo aveano indotto a far sino all’ultimo, senza mostrare troppa contrarietà, la parte da lui assunta di confessore, ed entrato oramai in camera si accostò al letto dell’ammalato. Il boia esaminò, con l’occhiata rapida ch’è particolare a quelli che stanno per morire e in conseguenza non han tempo da perdere, la faccia di colui ch’esser dov

