CAPITOLO QUATTORDICI

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CAPITOLO QUATTORDICI Continuava a pensare al furgone – quel maledetto furgone che per qualche motivo non aveva nemmeno preso in considerazione quando il tizio della manutenzione dei prati aveva bussato alla sua porta. Aveva lasciato passare meno di trenta secondi prima di aggredire l’uomo, poi aveva trascinato il suo corpo privo di sensi nella nuova ala della casa, con la TV a tutto volume e la tosse di sua madre come sottofondo. Fu solo dopo che ebbe sistemato il giardiniere nel nascondiglio che gli venne in mente che poteva avere un furgone. Doveva pur essere venuto lì in qualche modo, probabilmente con un veicolo della ditta, per farsi pubblicità. Guardò il raccoglitore che l’uomo aveva lasciato cadere durante la breve colluttazione e lesse il nome sul dorso: Green Team. Tornò al nas

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