Capitolo 1 “Cose pericolose”-4

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Quella luce malvagia che le era apparsa in mano scatenò in Yuuhi qualcosa che non provava più da almeno cinquecento anni, e che credeva di avere ormai seppellito nella sua coscienza: il terrore! I suoi occhi color ebano si fissarono in quelli di Kyoko. Capì che se solo avesse provato a mettere le grinfie su di lei o sul suo fratellino…sarebbe morto quella notte stessa! Kyoko si sentiva affogare dalla rabbia, comprendendo che si era portata quel piccole demone direttamente a casa! Aveva messo la sua famiglia in pericolo, cosa che aveva sempre cercato di evitare. Quel piccolo demone era davvero inquietante, mentre se ne stava lì, silenzioso e immobile a guardarla. Poteva avere la stessa età del suo fratellino, Tama…almeno in apparenza, perché sapeva che doveva essere molto vecchio…forse il più vecchio che avesse mai avuto la sfortuna di incontrare. "Gli dirò che ti ho trovato.” sussurrò la voce priva di emozioni del bambino, come se avessero appena concluso una lunga e pacifica conversazione. Sentendo il portone d’ingresso aprirsi, Kyoko si voltò e gridò: “Nonno, vattene!” Sollevò la sua arma e si voltò di nuovo verso il demone bambino per scagliargliela addosso, ma lanciò un urlo di sorpresa quando si accorse che il demone non c’era più. Non sapeva cosa le faceva più paura: vederselo davanti…o sapere che era scomparso.. Chiudendo gli occhi, Kyoko lancio la sua aura a scandagliare le ombre, per capire dove si fosse nascosto il demone. Non trovò nulla e ritornò in sé pallida e tremante…con la pessima sensazione che in un istante tutta la sua vita fosse cambiata. Orami aveva messo la sua famiglia in pericolo. Sentì una mano sfiorarle la spalla…e si gettò piangente tra le braccia del nonno. "Mi dispiace ... mi dispiace tanto! - farfugliò tra i singhiozzi - Ormai lui sa dove abito ...scatenerà i demoni su questa casa!” Il nonno l’abbracciò stretta, sapendo che aveva perfettamente ragione. Sentì il cuore farsi pesante, al pensiero che avrebbe dovuto trasferire tutti urgentemente nel Santuario, dove sarebbero stati al sicuro perché l terreno su cui si ergeva era sacro. Era un piano già programmato, nel caso i demoni si fossero scatenati, ma considerò con tristezza che Kyoko non sarebbe potuta andare con loro. Ormai aveva perduto la sua cara nipote.. La tenne stretta ancora un po’, prima di farle la fatidica domanda. "Li porto al Santuario, Kyoko, ma tu cosa farai?" "Dimmi addio." singhiozzò Kyoko, e poi ricacciò indietro le lacrime. Si lasciò andare ad una muta disperazione, mentre il nonno la riconduceva per l’ultima volta a casa. Si sarebbe fatta una breve dormita; aveva tante cose da sbrigare, prima dell’alba. Il nonno la guardò entrare in casa e poi, con un sospiro, si diresse verso l’auto di Tasuki, per assicurarsi che lui stesse bene. Vedendo che il ragazzo innamorato era privo di sensi, borbottò: "Sei sempre stato un impiastro!” Aprì la portiera e spinse il ragazzo sul sedile del passeggero, e quasi ghignò quando Tasuki andò a sbattere con la testa contro il finestrino. "Alla fine, dovrò riportarti io, a casa! - mormorò il nonno - E prima che Kyoko scopra che ti sei fatto mettere fuori combattimento." Questa volta il vecchio sorrise. "Non possiamo far sapere a Kyoko che ti hanno fatto la bua, o lei non ti chiamerà più, quando avrà bisogno del tuo aiuto!” Mise in moto l’auto e si diresse di corsa verso casa di Tasuki, per tornare presto e potersi occupare della nipote. ***** La mattina dopo, Tasuki si svegliò di soprassalto, oppresso da un terribile incubo che non voleva nemmeno ricordare. C’era qualcosa di malefico nell’aria, lo sentiva! Afferrò il telefono e compose rapidamente il numero di Kyko, fremendo fino a quando non sentì il nonno dall’altro capo della linea. Fece un smorfia di stizza, ma si fece forza e disse, con voce da pazzo: “Ho bisogno di parlare con Kyoko.” Strinse convulsamente la presa sulla cornetta. Non ricordava nulla della notte scorsa. Chi cavolo lo aveva riportato a casa? Anche il nonno strinse forte la cornetta, ma per l’ansia. Vide il taxi che aveva chiamato fermarsi proprio sotto casa. Aveva promesso a Kyoko di non dire nulla a Tasuki e di non rivelargli dove stesse portando la sua famiglia. Era l’unico modo per proteggerli tutti. Sospirò: era una vera disgrazia, quello che stava accadendo. La sua voce risuonò più vecchia e stanca del solito. “Mi dispiace Tasuki. Kyoko non vive più qui e non sono autorizzato a dirti dove si è trasferita." Eh si, era una vera disgrazia! Tasuki rimase senza fiato quando il nonno chiuse la conversazione. Sentiva il cuore battergli violentemente nelle orecchie. Una volta il vecchio gli aveva detto che, se fosse successo qualcosa di grave coi demoni, Kyoko doveva scomparire. “Noooo!” urlò, mentre gli occhi gli si coloravano di ametista. Lanciò il telefono per terra. "DANNAZIONE!” continuò a ripetere, coprendosi gli occhi con le mani e cadendo affranto sui suoi cuscini di seta, mentre il cuore gli si spezzava nel petto. Dopo qualche minuto cominciò a calmarsi e gli occhi gli tornarono del colore normale. Decise che avrebbe aspettato il momento giusto per intervenire. Il vecchio non gli aveva voluto dire dov’era andata Kyoko…ma lui pensava di sapere dove si era andata a nascondere... Senza che lui se ne accorgesse, il bastone che teneva chiuso a chiave nell’armadietto cominciò a brillare di una luce minacciosa. ***** Kyoko stava per aprire la portiera del taxi ma si fermò, quando sentì il fratellino precipitarsi in cortile per andare ad abbracciarla. Lo afferrò al volo quando lui le si buttò addosso…facendola quasi cadere a terra.. "Non voglio che te ne vai!" piagnucolò il bambino, tenendosi stretto alla sua camicetta. Kyoko sorrise ... sapendo che stava facendo la cosa giusta. Era per amor suo che aveva deciso di partire subito, anche se era ancora ferita. “Ti prometto che tornerò presto e, quando la scuola sarà finita, potrai venire in città a trovarmi. Passeremo così tanto tempo insieme che sarà come se non ci fossimo mai lasciati!” Alzò lo sguardo per incontrare lo sguardo triste di sua madre. La donna allontanò Tama da Kyoko e le sorrise con dolcezza. “Terremo la tua stanza sempre pronta per quando tornerai, non è vero Tama?" Il bambino annuì e la mamma gli asciugò il nasino, poi guardò di nuovo Kyoko. "Vedrai, andrà tutto bene." Lanciando un ultimo sguardo alla sua casa, Kyoko vide il nonno che la salutava dalla finestra. Gli fece un cenno di saluto con la mano e un sorriso così tirato che la mandibola le fece male per un bel pezzo, poi salì in macchina. Avrebbe fatto fuori uno per uno quei dannati demoni che la costringevano ad abbandonare la famiglia e la sua amata casetta! "Mi porti in città, per favore.” disse infine al tassista. E se ne andò senza voltarsi indietro. ***** Nel cuore della città, Hyakuhei giaceva in uno stato di semi-incoscienza, quando sentì la voce di suo fratello gemello chiamarlo. Era inutile aprire gli occhi, perché tanto lui non era lì in carne e ossa, ma nella sua mente. Così si limitò a fare un respiro profondo e ad ascoltare la voce che veniva dal mondo delle ombre. "Allora, mio fratello minore si rifiuta ancora di unirsi a me?" lo sentì dire, con un misto di desiderio e rabbia. Hyakuhei aprì gli occhi e si passò una mano tra i lunghi capelli color ebano. Rispondendo nella mente, disse: “Fratello minore? Siamo gemelli Tadamichi, e tu non sei migliore di me " La voce di Tadamichi si fece dura: "I gemelli sono individui uguali ... ma siamo uguali io e te? Inoltre, io sono il primo nato ... quindi tu sei il fratello minore.” Hyakuhei si alzò a sedere sul letto, e le lenzuola di seta gli scivolarono giù, lasciandolo mezzo nudo. Era tipico di Tadamichi stravolgere le cose a suo favore. “No, infatti. Non ci somigliamo per niente. Allora, vuoi dirmi cosa vuoi?” Sussultò, e poi alzò gli occhi al cielo quando la lampada sul suo comodino andò in frantumi. Avrebbe dovuto imparare a tenere sotto controllo la sua rabbia, altrimenti ben presto sarebbe rimasto senza mobilio! Ma quella era la sua punizione per avere perso la pazienza con suo fratello gemello, tanto tempo prima…e purtroppo nel modo peggiore. "Comunque, non ti odio." ringhiò Hyakuhei, come se cercasse di scusarsi. "Che magnanimità da parte tua!" La voce di Tadamichi assunse un suono malinconico come se in fondo non credesse alle sue parole. “L'ultima volta che ci siamo reincarnati... ci siamo uccisi a vicenda. Che abominio, tra immortali!... Non credi? " Fece una breve paura, poi riprese. “Non appena terminato l'esilio, come si addice a un fratello amorevole ... ho aspettato il tuo ritorno." "Siamo destinati a rimanere soli, lo sai.” lo interruppe Hyakuhei, mentendo spudoratamente. Non era affatto rimasto solo…e suo fratello Tadamichi lo sapeva bene. Sentì la risata silenziosa di suo fratello. Si chiese se non fosse stato un errore pensare di poter tornare indietro e affrontare la famiglia malvagia che suo fratello aveva creato in sua assenza. L'unico cosa che li univa era che a nessuno dei due piaceva stare solo...anche se avevano modi molto diversi per farsi degli amici. "Sapevo che saresti tornato ... qui dove la notte non è mai buia ... qui dove non sarai mai solo, tra così tanti umani e i bambini che ho creato per noi." La voce di Tadamichi traboccava di desiderio. Hyakuhei entrò in bagno, aprì l’acqua della doccia e poi si voltò di scatto verso lo specchio. Non vi vide riflesso nessun altro a parte lui, quindi continuò a ricordare il volto di Tadamichi, così come lo aveva visto l’ultima volta. "Non voglio avere niente a che fare con gli abomini che hai generato." Si mise sotto l’acqua, interrompendo così il contatto mentale con suo fratello. No ... non era tornato in quella dimensione solo per mischiarsi alla famiglia corrotta che suo fratello si era creato. Tadamichi era il demone più malefico che avesse mai incontrato, e i suoi figli…una massa di carne malvagia e inquietante. Una folla di demoni bambini che giocavano a crearsi a loro volta dei fratelli umani, invadendo sempre più il mondo come la peste nera. Appoggiò le mani sulle pareti di ceramica della doccia ... lasciando che l'acqua calda gli scaldasse la pelle gelata. Ma che importava? L'ultima volta che aveva cercato di impedire a suo fratello di infestare il mondo di quei vampiri di bassa lega, avevano finito per uccidersi a vicenda…e ci erano voluti secoli perché entrambi trovassero la forza per risorgere. La loro punizione per quel crimine era stato l'esilio dal mondo degli umani e la lontananza tra loro due. Ora erano entrambi Ombre che strisciavano tra una dimensione e l’altra ... lasciando dietro di sé solo pianto e disperazione. L’esilio era finito da più di un secolo…ma lui aveva preferito rimanere lontano da suo fratello. Tuttavia, anche dal regno delle ombre aveva sentito il richiamo imperioso di quella città, e alla fine non era riuscito più a resistere. Suo fratello aveva ragione su una cosa ... era stanco di stare da solo. Ma ora che era a casa, poteva sentire il fetore degli abomini di Tadamichi affliggere il regno degli umani. L’aveva riempito non solo di vampiri come loro, ma anche di mezzosangue che non avevano fatto altro che seminare ludibrio e costernazione. Dopo che era risorto, Tadamichi aveva preferito dimorare in ciò che una volta erano sontuose catacombe medievali, da cui riemergeva di tanto in tanto, e solo per fare altre vittime da portare sotto terra con sé. Hyakuhei fissò lo sguardo sul soffione della doccia ... cercando di controllare la sua rabbia, e capì di non esserciriuscito quando vide lo specchio del bagno creparsi. Tadamichi lo aveva accusato di nascondersi al mondo, ma non era vero. “È Tadamichi che si nasconde. - pensò cupamente - Non riesce a guardare la distruzione che semina attorno. Grazie a lui, le notti non sono più buie e silenziose, ma piene delle grida delle sue vittime.”
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