Capitolo 2 “Città infuocata”-1

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Capitolo 2 “Città infuocata” Kyoko si svegliò di soprassalto sapendo che il sole stava tramontando. Era come un orologio biologico per lei e lo era stato da ... fin da quando riusciva a ricordare. Si mise a sedere sul letto, sapendo che era ora di andare a lavorare. Avrebbe desiderato che la pagassero solo per quell’atto di forza su se stessa. Sentire una sirena in lontananza attirò la sua attenzione sulla finestra, appena in tempo per catturare gli ultimi raggi di luce che abbandonavano il cielo della città. Poteva sentire il debole suono della musica martellante dei locali notturni nel quartiere in cui viveva. Aveva scelto un appartamento nel cuore della città proprio per quel motivo. Poteva sentire la vibrazione attraverso il suo letto ... The Underground era il nome del club sopra cui viveva. L'affitto era economico perché non ci si poteva aspettare che chi prendesse l’appartamento riuscisse a dormire, a meno che non potesse farlo di giorno. Quindi, per Kyoko averlo trovato era un vero e proprio colpo di fortuna. Da quale altra parte avrebbe potuto trovare un posto che si abbinasse perfettamente ai suoi orari? Non c'erano persone maleducate che correvano su e giù per i corridoi ... a meno di non contare Yohji, ma di solito non lo sentiva nemmeno, a meno che non si trattasse della mattina presto quando tornava dal lavoro o la sera, prima di uscire di casa. A proposito di affitto ... era in ritardo con la rata mensile. Doveva provvedere subito, se non voleva avere a che fare con Yohji, il fratello del padrone di casa, che viveva proprio di fronte a lei. L'ultima volta che era stata in ritardo con l'affitto, lui si era offerto di pagarlo per lei. Era sembrato così deluso quando lei gli aveva consegnato l'intero affitto, meno di un'ora dopo! Lanciò un’occhiata al cellulare, si accorse che il simbolo Messaggi lampeggiava, e sorrise. Premette il pulsante per ascoltare il messaggio in arrivo e ascoltò in viva voce sua madre,, senza prestare molta attenzione a ciò che diceva. Tanto, conosceva le sue parole a memoria, ormai! "Ciao Kyoko, sono mamma! - formulò mentalmente Kyoko, mentre il messaggio andava avanti - Vorrei che mi chiamassi, ci manchi così tanto! Vorremmo tutti sapere quando torni a casa, in modo che ti preparo i tuoi piatti preferiti. Tama si è divertito molto l'altro fine settimana e sta già cominciando a lamentarsi perché non torni. Stai bene, mangi, hai bisogno di soldi? Per favore, chiamami, ti vogliamo bene." Kyoko scosse la testa e ascoltò gli altri messaggi. Uno era di Yohji che le ricordava che era di nuovo in ritardo con l’affitto. “Sì, sì, lo so! Che palle!” esclamò stizzita, e lo cancellò. L'altro era del suo fratello minore Tama, che le diceva che ora aveva una ragazza e la pregava di non dirlo a nessuno, altrimenti lui avrebbe spifferato al mondo intero di lei e Tasuki. Ma era un minaccia per modo di dire, ed entrambi lo sapevano. "Dovrai stare più attento!” disse Kyoko, rivolta al telefono. Era andata via di casa per proteggerli. Non era possibile fare altrimenti. Sapeva della presenza dei demoni in questo mondo da che era piccola... ma questo non significava che anche suo fratello dovesse scoprire che i mostri dei film horror che gli piacevano tanto erano veri e si nascondevano nell’ombra! Voleva rimanere l’unica della famiglia a essere in grado di stanarli…mentre si nutrivano delle loro vittime. Solitamente, i demoni sembravano persone normali finché non si trovavano faccia a faccia con la loro preda. I demoni all'interno della città si stavano moltiplicando troppo rapidamente e lei cominciava ad avere qualche difficoltà a mantenerne il numero inferiore a quello degli umani. In effetti ... cominciava a sentirsi come se stesse perdendo la sua battaglia. Quegli umani che stava cercando di proteggere avevano dato a quelle creature un nome, perpetrandolo attraverso libri e film. Vampiri, li chiamavano. Comunque si trattava solo di un nome…per lei vampiro o demone era la stessa cosa. Scrollò le spalle. Quando avvertiva la loro presenza si sentiva come davanti ad uno specchio: da un lato li vedeva nascondersi tra la gente, dall’altro vedeva anche se stessa che gli dava la caccia. Era convinta che non si fossero ancora accorti del suo potere…non era per quello che cercavano di prenderla. Più che altro….erano affamati, e la vedevano come una possibile e succulenta cena. Una volta era persino andata dal dottore per verificare se non avesse anomalie del sangue…e che per questo i vampiri erano attirati da lei. Ma il medico l’aveva rassicurata e le aveva detto che era sana come un pesce. La cosa che l’aveva sconvolta, invece, fu che dopo la visita il medico le aveva chiesto se voleva donare il sangue. La vita era proprio una cosa da pazzi! Chissà perché, ma quei vampiri le sbavavano dietro da sempre e lei era costretta a combatterli continuamente. Forse il dottore non le aveva fatto una diagnosi corretta. Forse l’aveva ingannata…o si era sbagliato. Pensò con tristezza che, qualsiasi fosse il motivo, era condannata a restare da sola. Aveva messo in pericolo la sua famiglia e i suoi amici troppe volte, per permettersi di vivere con loro. L'ultima volta, un maledetto demone l’aveva seguita fino a casa. Era già abbastanza difficile mantenere il segreto senza doversi tenere anche un demone in giardino! Era stato suo nonno a informarla dei suoi poteri, e quindi le era venuto naturale porre a lui la domanda che le stava tanto a cuore: perché i vampiri sembravano attratti da lei e riuscivano a percepirla anche in mezzo alla gente? Ricordava che si era picchiettato il mento, come faceva quando qualcosa lo tormentava, e il modo in cui la guardò le fece temere che le stesse nascondendo qualcosa. "Studierò i rotoli e cercherò di rispondere alla tua domanda.” le disse alla fine. E questo fu tutto. Aveva smesso di chiedersi perché avesse il potere di colpirli e di ferirli mortalmente ... e non era così tanto più forte di loro. Troppe volte era tornata a casa zoppicando solo perché era convinta di essere indistruttibile. Tuttavia guariva molto alla svelta, più rapidamente di un qualsiasi essere umano, e sopportava le ferite meglio di chiunque altro…ok, a dire la verità non conosceva nessuno in grado di sopportare un pugno micidiale meglio di lei… e ormai dubitava che esistesse. Ora che aveva messo una certa distanza tra lei e le persone che amava... Kyoko si sentiva ancora più furiosa e molto più motivata a combattere. Li odiava per questo ... i demoni che la perseguitavano. L'avevano costretta a lasciare la casa e abbandonare una vita normale. Ora la sua famiglia si era trasferita nel santuario. Certo, c’era Tasuki a proteggerli, e questo era l’unica cosa che le dava conforto. "Non è poi così male, vivere da soli…" disse a voce alta nella solitudine del suo appartamento. Si alzò finalmente dal letto, si diresse verso la piccola cucina e aprì il frigorifero. "Ok ... in realtà è una vera merda." Kyoko sorrise, davanti al frigo vuoto. In fondo doveva solo cercare di far fuori qualche vampiro, quella notte, e sperare che in tasca si tenessero un bel po’ di soldi… mica potevano portarseli con loro all’inferno! Chiudendo la porta si voltò verso l'unica cosa che sapeva di avere in abbondanza. "Dio, ti ringrazio per avere creato il caffè!" Si portò la tazza alle labbra, sapendo che sarebbe stata una lunga notte. ***** Hyakuhei giaceva sul letto ad ascoltare la voce di suo fratello ancora una volta, prima che svanisse. Ormai era diventata un'abitudine ... anche se comunque era meglio comunicare così che trovarsi faccia a faccia. Si mettevano in contatto telepatico tutte le sere per i pochi istanti che separavano la notte dal tramonto... poi il legame tra loro svaniva. Negli ultimi tempi, le loro mute conversazioni erano diventate ancora più inquietanti. Alzò lo sguardo al baldacchino che ricopriva il suo letto ... e vide per l’ennesima volta il regalo di suo fratello. Lo Specchio delle Anime era apparso nella sua stanza più di un mese prima ... e lo conosceva bene. Era l'unico specchio al mondo in grado di riflettere il volto di un vampiro. Un tempo era stato l’oggetto più amato di suo fratello. Quando aveva chiamato in silenzio Tadamichi, e gli aveva chiesto il motivo per cui glielo avesse regalato, suo fratello aveva risposto: "Perché tu non dimentichi mai ciò che sei.” Mentre si guardava nello specchio capì che c’era anche un altro motivo, per cui glielo aveva regalato: era come vedervi riflessa l’immagine di suo fratello. Hyakuhei si coprì gli occhi con una mano, per spazzare via quell’immagine. Credeva di far infuriare Tadmichi, quando gli aveva confessato che stava uccidendo i suoi mezzosangue solo per il semplice fatto che se li trovava tra i piedi…o perché si trovavano nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma le sue parole non lo avevano minimamente turbato. Tadamichi gli aveva solo ricordato che erano loro due a governare la città e che quindi spettava a entrambi il potere sui demoni. In qualche modo, era riuscito a fargli capire che …anzi, ci provava gusto a vederlo uccidere i suoi figli. A volte era quasi felice di avergli fornito quel macabro intrattenimento…qualcosa su cui sfogare la sua rabbia…e che gli ricordasse qual era la sua vera natura. Hyakuhei si guardò di nuovo nello specchio, frustrato dalla capacità di manipolazione di suo fratello. Erano entrambi dei mostri assassini, e Tadamichi non perdeva occasione per ricordarglielo. Negli ultimi mesi, Hyakuhei aveva notato che ogni volta che suo fratello dava vita a un nuovo vampiro sembrava indebolirsi, generando mezzosangue deboli e incapaci, costantemente assetati di sangue. Un vampiro di razza pura non si nutriva che una volta all’anno e non lasciava traccia del suo passaggio. Ma era in grado di sopravvivere a lungo anche se digiunava, magari in attesa di trovare una vittima umana degna del suo palato raffinato. Quei mezzo sangue invece…dovevano nutrirsi ogni notte e, una volta sazi, massacravano la propria vittima lasciando evidenti tracce del proprio passaggio. Un vero vampiro non si sarebbe mai comportato a quel modo ... un vampiro di razza pura amava sedurre gli umani e ridurli in schiavitù, per poi nutrirsi di loro ogni tanto, solo per placare la propria sete…ma li lasciava comunque in vita. Tra lui e il fratello non era possibile stabilire chi fosse il migliore. Tuttavia una cosa era certa: più Tadamichi s’indeboliva e perdeva coscienza del vampiro di razza pura che era, più la città si riempiva di mostri disgustosi, che andavano a fare cumulo tra i rifiuti. Sentiva già un terribile desiderio di andare in città e farne parte. Non aveva bisogno che Tadamichi gli ricordasse chi era ... poteva già sentire il bisogno della caccia. La sua fame cresceva non solo per il bisogno di nutrirsi ... ma anche per l’ansia di sentirsi parte di qualcosa. E incolpò di questo il fratello. Hyakuhei si infilò la camicia di seta nera avvicinandosi alla finestra e scostò la tenda, ora che il sole era tramontato. Lanciò uno sguardo al panorama. "Bel muro!" si disse sarcastico. Il suo panorama si riduceva a un edificio di mattoni in un vicolo scuro. Ma c’era un motivo, per cui aveva scelto proprio quell’appartamento: anche se era in grado di sopportare per qualche istante la luce violenta del sole, tuttavia non era proprio il caso che si risvegliasse con i suoi raggi puntati sul letto. Stava per voltarsi, quando qualcosa catturò la sua attenzione e diede al vicolo un’occhiata più approfondita. Là… appoggiato al muro in fondo, appena fuori dalla portata dei lampioni, c'era un giovane forse sui vent'anni. Hyakuhei guardò con sospetto il suo look da studente del college, sapendo che si nascondeva ben altro sotto quei vestiti. Poteva sentirgli addosso l'odore del sangue anche attraverso la finestra chiusa. Il viso in ombra si voltò appena e Hyakuhei poté vedere il bagliore di una luce innaturale emanare dai suoi occhi. Se c'era una cosa che Hyakuhei non sopportava era che qualcuno sconfinasse nel suo territorio. Per quel motivo lui e il fratello gemello si era divisi nei due lati della città. Non poteva permettere a quei mezzosangue assassini di nutrirsi proprio sotto casa sua. Se era questo ciò che suo fratello desiderava vedere...che ammazzasse i suoi figli…bene, lo avrebbe accontentato!
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