Capitolo 1-1

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Capitolo 1 10 anni dopo… Dal club proveniva musica ritmica a tutto volume e la grande insegna viola cambiava colore con il ritmo. La luce proiettava un bagliore inquietante su un edificio di fronte. Un uomo dai corti capelli biondi se ne stava sul tetto di quell’edificio con un piede appoggiato sul bordo. Era chinato in avanti, con un gomito appoggiato sul ginocchio, e stava fumando una sigaretta. Kane Tripp inclinò leggermente la testa e si passò una mano tra i capelli a spazzola. Non gli era piaciuto tagliarli, gli mancava la lunghezza che avevano prima. Gli sembrava di sentire ancora la sensazione di quando gli sfioravano il fondoschiena. Portandosi la sigaretta alla bocca, inspirò profondamente, sapendo che gli mancavano un sacco di cose, e lui era abituato a fumare prima di essere sepolto vivo e abbandonato. Quarant’anni prima era stato colto di sorpresa da Malachi, il capo di un piccolo clan di giaguari, e accusato di aver ucciso la sua compagna. Prima di quella notte era in buoni rapporti con il clan dei giaguari ed il loro capo era uno dei suoi migliori amici. A quel ricordo le labbra di Kane si serrarono. Malachi lo aveva processato, giudicato e aveva eseguito la sentenza in un impeto di rabbia. Usando un incantesimo del libro che Kane credeva di aver nascosto accuratamente, Malachi lo aveva legato con una maledizione, rendendolo incapace di muoversi, di parlare, e persino di difendersi. Poi aveva tolto a Kane l’orecchino di eliotropio che gli permetteva di muoversi liberamente alla luce del giorno. Uno degli eliotropi che un tempo erano appartenuti a Syn, il primo vampiro. Una volta Kane gli chiese come aveva fatto a trasformare la sua prima creatura e la risposta l’aveva lasciato di stucco. Syn era arrivato in questo mondo da solo, ferito e affamato. Un giovane lo aveva trovato e Syn, sopraffatto dalla fame, aveva preso il suo sangue. Il vampiro capì presto che gli umani di questo mondo erano creature fragili, la cui anima li abbandonava quando lui tentava di trasformarli tramite il proprio sangue, nella speranza di formare una famiglia su questo pianeta. Quando la loro anima svaniva, essi divenivano insignificanti per lui, poiché erano ridotti a poco più che mostri. Durante la sua infinita esistenza, Syn aveva trovato solo tre umani che avevano conservato la propria anima, diventando così suoi figli. L’unica differenza era che, una volta trasformati, il sole li bruciava, obbligando loro ed i loro terrificanti fratelli a nascondersi dalla luce del sole. Questo non era mai stato un problema nel mondo di Syn, grazie all’eliotropio. I massicci bracciali che Syn indossava provenivano dal suo mondo ed erano fatti di eliotropi. Togliendone alcuni, li incastonò in un anello, in un ciondolo e in un orecchino. Kane alzò di nuovo il braccio e si toccò l’orecchino che indossava. Mentre l’eliotropio gli aveva dato una vita semi-normale... il libro degli incantesimi di Syn era stato la sua rovina. Kane lo aveva lasciato al suo amico mentre dormiva, affinché lo conservasse saggiamente. Al suo interno c’era quel dannato incantesimo, per sopprimere i figli senz’anima nel caso in cui diventassero una minaccia troppo grande per gli umani. Quando l’incantesimo fu usato contro di lui, Kane poté solo osservare con occhi spenti e immobili mentre il suo ex amico gettava al terra nera su di lui con una pala. L’ultima cosa che ricordava di aver visto era il cielo pieno di stelle sopra una foresta. L’oscurità era così logorante e silenziosa. L’incantesimo lo teneva fermo, ma lui poteva sentire cose strisciargli addosso. Piccole creature mortali che non mangiavano la sua carne non morta ma che, inconsapevolmente, gli rodevano l’anima. Col passare del tempo pensò che sarebbe sicuramente impazzito e poi, sempre più spesso, cominciò a sentire suoni... voci. Le aveva apprezzate durante la sua prigionia e avrebbe voluto sentirle ancora adesso. Qualche volta sentiva intere famiglie e, in altre occasioni, solo voci di adulti. Talvolta aveva cercato di rompere l’incantesimo per cercare qualcuno che lo aiutasse, o che gli facesse almeno compagnia. La magia lo rendeva immobile e completamente privo di poteri. Conosceva quell’incantesimo... lo aveva usato lui stesso con i mostri. Era un sortilegio complicato che richiedeva il sangue della persona amata perché fosse spezzato. Un incantesimo d’amore così forte che soltanto l’anima gemella della vittima poteva romperlo. Aveva sempre funzionato con i vampiri senz’anima, visto che bisogna averne una per cercare la propria anima gemella. Aveva usato l’incantesimo più di una volta, per liberare il mondo dai suoi demoniaci fratelli assassini che non conoscevano altro che la sete di sangue. Kane rise amaramente all’inquietante ricordo di quando, nella tomba, pensava di essere condannato per l’eternità solo perché non aveva un’anima gemella. O almeno, non l’aveva mai incontrata. E, se ne aveva una, allora era poco probabile che il suo sangue finisse sulla propria tomba. Malachi era così disperato... aveva amato così tanto sua moglie e voleva che Kane desiderasse, e trovasse, un amore altrettanto profondo. E Kane, in realtà, lo aveva desiderato a lungo. Molte volte pianse ed implorò che qualche dio lo ascoltasse e gli portasse la sua anima gemella per essere liberato. Se avesse davvero ucciso la moglie del suo amico, allora sarebbe stato un castigo giusto. Ma non aveva commesso lui quel crimine. Una notte, molto tempo dopo, e dopo aver perso ogni speranza... lo udì. Il suono distinto del ruggito di Malachi interruppe il suo folle monologo interiore, accompagnato da un altro urlo di furia animalesca. Poi, con suo grande stupore, udì proprio sopra di sé la voce di una bambina che urlava di non fare del male al suo cucciolo. Il suono della sua vocina spaventata ruppe qualcosa dentro di lui, facendogli desiderare ardentemente di essere libero per poterla proteggere dalle bestie nella notte. ‘Piccola, Malachi non farà del male al tuo cucciolo.’ sussurrò Kane mentalmente. Era vero. Malachi non avrebbe fatto del male a nessuno, a meno che non fosse stato offeso in qualche modo... e, soprattutto, non avrebbe fatto del male ad una bambina. Sapendo che il suo amico era da qualche parte lì fuori, Kane sentì ritornare una scintilla di vita. Divenne ancora più furioso quando la bambina urlò di nuovo, poi sentì qualcosa cadere pesantemente a terra. Sangue... sentì l’odore di sangue appena versato filtrare attraverso il terreno e arrivare a lui. Fu la cosa più bella che gli fosse mai capitata. Il profumo invase la sua mente e lo portò a vette di follia sempre più alte, poiché sapeva di non poterlo raggiungere. Era così debole per aver trascorso tanto tempo senza berlo... era assetato da morire, ma non era morto. Fu allora che sentì le dita delle mani contrarsi. Kane si concentrò su di esse e si sforzò con ciò che ne rimaneva della sua mente per cercare di muoverle. Sentì i giorni passare, basandosi sul calore che percepiva dal terreno sopra di sé. Ora l’odore del sangue lo circondava, spingendolo ad andare avanti. Alla fine, fu in grado di muovere lentamente le braccia ed iniziò a scavare piano per cercare di uscire dalla propria tomba. Passarono parecchi giorni e, quando la sua mano sbucò finalmente in superficie, iniziò letteralmente a piangere di gioia. Uscendo dal terreno, Kane aprì gli occhi e guardò in alto, ridendo in modo quasi isterico quando vide il cielo nero e le stelle sopra la sua testa. Abbassando lo sguardo, notò un pezzetto di stoffa con alcune gocce di sangue secco. Raccogliendolo, se lo portò al naso ed inalò l’odore del sangue che lo aveva liberato. Tenendo stretto nel pugno il ricordo di chi lo aveva salvato, si liberò completamente dal terreno. A pochi metri dalla sua tomba Malachi, e colui che in realtà aveva ucciso sua moglie, giacevano a terra senza vita. Guardò oltre i loro corpi, verso la foresta. Sapeva che la bambina se n’era andata da molto tempo, ed era convinto che fosse lei la sua anima gemella. Chi altro avrebbe potuto rompere l’incantesimo lanciatogli da Malachi? Essendo troppo debole per andare a cercarla, Kane strisciò verso Malachi e gli sfiorò la guancia. Girandogli il viso, Kane rimase senza fiato per lo shock. Malachi indossava il suo orecchino di eliotropio. Il suo orecchino! In un impeto di rabbia, e con un movimento troppo veloce per essere visto, Kane balzò in piedi con l’orecchino stretto nel pugno. Dopo aver esaminato rapidamente Nathaniel, colui che lo aveva incastrato, Kane avvolse l’oscurità attorno a sé come un mantello e sparì nel buio. Destandosi dai ricordi, espirò e vide il fumo volteggiare in aria e turbinare davanti a lui sul tetto prima di essere portato via dalla brezza. Aveva passato gli ultimi dieci anni a vagare di nazione in nazione, di continente in continente, scoprendo tutto quello che si era perso durante gli ultimi trent’anni della sua condanna. Aveva lentamente riacquisito la propria forza, iniziando da un piccolo cucciolo di Yorkshire bianco che aveva trovato accucciato davanti ad un albero in quella foresta. Apparteneva a qualcuno e aveva provato rimorso nel compiere un atto simile, ma il bisogno di nutrirsi era più forte del senso di colpa. Solo in seguito si era reso conto che il cucciolo apparteneva alla bambina che lo aveva liberato. Sentendo ancora una piccola scintilla di vita in quella palla di pelo, fece una cosa incredibile. Mordendosi il polso, Kane fece sì che un paio di gocce di sangue finissero sulla lingua del cane, poi adagiò il cucciolo a terra, chiedendosi cosa diavolo stesse facendo. Non avrebbe mai funzionato... o forse sì? Lei lo aveva salvato due volte e neppure lo sapeva. Il ricordo della sua voce spaventata riusciva ancora a svegliarlo di soprassalto dal sonno più profondo. Avrebbe tanto voluto vederla... solo una rapida occhiata per dare un volto alla voce che lo perseguitava. Infilando la mano in tasca, tirò fuori il piccolo collare e guardò la targhetta a forma di osso. Conosceva il cognome, ma l’indirizzo non era più quello giusto... non lo era da anni. Quando aveva finalmente imparato ad usare un computer aveva fatto una ricerca, ma i genitori della ragazza erano morti e la casa era stata venduta. La loro figlia, che lui era certo fosse colei che lo aveva liberato, era svanita senza lasciare traccia. Kane gettò via la sigaretta e la calpestò col piede sinistro. Una volta ritornato a Los Angeles, si era subito recato al club che Malachi gestiva e in cui viveva, ma scoprì che era stato venduto e che i suoi figli si erano trasferiti ad un altro indirizzo. La nuova sede, un tempo, era solo un magazzino abbandonato, ma i giaguari lo avevano ristrutturato di recente e lo avevano trasformato in un nightclub alla moda. Adesso erano i figli di Malachi a gestirlo. Scosse la testa, chiedendosi come Malachi avesse potuto risposarsi, sapendo quanto aveva amato la sua prima moglie. Lei era la sua anima gemella e, anche se i mutanti erano noti per i propri appetiti sessuali, una volta incontrata l’anima gemella per loro era quasi impossibile amare qualcun altro. Facendo delle ricerche, Kane aveva scoperto che la nuova moglie di Malachi gli aveva dato quattro figli ed era morta dando alla luce l’ultimo, Nick. Malachi era morto la notte in cui lui aveva sentito il ruggito da sottoterra, ma Kane sentiva il desiderio di vendetta rodergli ancora l’anima. Quasi tutti i vampiri erano nati dalle tenebre e forse Syn aveva sbagliato a credere che lui fosse diverso dai suoi malvagi fratelli. Forse perdere la testa per trenta strazianti anni lo aveva danneggiato così tanto da non farlo sembrare più un’eccezione. La sua mente era ancora nel luogo buio in cui Malachi l’aveva imprigionato. Per come la vedeva Kane, erano stati i giaguari ad iniziare per primi. Adesso era tornato per ricambiare il favore a tutta la maledetta razza di mutanti, a cominciare dai figli di Malachi. Ah, ma non si sarebbe fermato lì. Dopo sarebbe toccato ai figli del mutante che lo aveva incastrato... Nathaniel Wilder. Trovare dei servi che gli procurassero del sangue non era stato difficile. Kane era ancora stupito per la piega gothic-dark che la periferia della città aveva preso. Buona parte di quei tipi laggiù potevano soltanto sognare di essere come lui, un vampiro vero e non un’imitazione in stile gothic. Non aveva dovuto far altro che trasformarne uno e poi lasciarlo alla mercé della sua strategia. Aveva scelto il più pericoloso del gruppo... quello che sembrava aver già perso l’anima nell’oscurità. Raven, un tipo solitario, uno psicopatico al limite della normalità già da umano... un dark emarginato, assetato di sangue ben prima di averne realmente bisogno.
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