“Sto alla grande...e tu?” le rispose mentre si metteva a sedere, chiedendosi perché finiva sempre per essere coinvolto con gli esseri umani...soprattutto le donne. Portano solo guai. Alzandosi, si diresse verso la porta sperando di non fare qualcosa di patetico, come svenire. “Se provi a lasciare questa casa prima che torni Michael ti farò mangiare quell’orsacchiotto.”
Alicia guardò la porta finché non se ne fu andato, poi alzò un sopracciglio verso il suo innocente orsacchiotto “Beh, io so quello che ho fatto...ma tu che hai fatto per farlo incazzare?”
Roteò gli occhi e si allungò per accendere la lampada. Damon l’aveva gettata sul letto così in fretta che non avevano nemmeno acceso la luce. Stava per prendere l’orsacchiotto ma si bloccò quando qualcosa sul letto attirò la sua attenzione. Proprio lì dove Damon era steso c’era una macchia rossa recente. Allungò la mano e stava per toccarla quando si ritrasse.
Alzandosi dal letto, Alicia uscì sul balcone e scivolò verso l’altra porta a vetri che conduceva in camera di Damon. Quello che vide le fece crollare il cuore sul pavimento.
Damon sbatté la porta della camera da letto e si strappò via la camicia nera, lanciandola nella stanza. Così facendo, alcuni proiettili rimasti all’interno della camicia colpirono il pavimento e le pareti. Il suo corpo li stava costantemente spingendo fuori dalla sua carne nel tentativo di guarire. Lui fece un respiro profondo e guardò le ferite sanguinanti con doloroso disgusto. Erano i proiettili ancora in espulsione ad impedire alle ferite di chiudersi.
Vedendo un proiettile fuori a metà dal petto, lo estrasse completamente. Con l’altra mano strinse il palo del letto così forte che il legno cominciò ad incrinarsi e rompersi. Se non fosse per il sangue del licantropo che aveva prosciugato prima, adesso sarebbe inginocchiato ad urlare come un dannato. A pensarci bene, probabilmente non sarebbe affatto uscito da quella villa.
Il sangue di un essere paranormale era più potente del sangue umano, ma era ovvio che, se voleva guarire più velocemente, allora doveva trovare altro sangue. Nessuno l’aveva mai accusato di essere paziente.
Con un grugnito, Damon lasciò cadere sul pavimento il proiettile che aveva appena estratto e andò all’armadio per prendere un’altra camicia. Tutto quello che trovò furono alcuni pullover...ne prese uno nero dalla gruccia e lo indossò prima di dirigersi verso il balcone.
Alicia teneva la mano sulla bocca per non piangere, vedendo le numerose ferite sul petto di Damon. Alcuni fori di proiettile erano ancora sanguinanti e alcuni stavano effettivamente spingendo i proiettili fuori dalla sua pelle. Non c’era da stupirsi che si fosse contorto quando lei l’aveva colpito. Sentì un lampo di dolore afferrare il proprio petto. Come poteva essere stata così crudele?
Fece per aprire la porta ma si fermò quando Damon si voltò, afferrò un maglione dall’armadio e lo infilò. Voleva piangere davvero quando vide la sua schiena insanguinata, che era messa peggio del suo torace. Quante volte lei lo aveva colpito sulla schiena prima che entrassero nella sua stanza. Alicia sentì le ginocchia indebolirsi a quel pensiero.
Quando lui si diresse verso il balcone, lei si spostò rapidamente e si girò, appoggiandosi al muro di mattoni tra le due camere. Portandosi una mano sul proprio petto illeso, trattenne il fiato e sperò che lui non uscisse e la sorprendesse a spiarlo.
Il panico cedette rapidamente il posto al dolore...poi alla rabbia e alla confusione. Damon le aveva mentito alla villa...tutto quel sangue era suo. Perché lo aveva fatto? Perché l’aveva protetta e non le aveva detto di essere ferito? Avrebbe potuto essere ucciso...e per cosa? Per salvarla?
Gli occhi di Alicia si spalancarono quando il balcone improvvisamente si aprì e Damon saltò sulla balaustra della terrazza guardando la strada sottostante. Era in equilibrio sulla solida ringhiera ma, prima che potesse saltare, sentì la sua presenza dietro di sé. Poteva sentire tutte quelle emozioni nella sua aura e sospirò...era stanco e ferito e non aveva più voglia di lottare con lei stasera.
“Michael ha cancellato il loro ricordo di te lì stasera. Se torni da Micah prima che ti chiamino...annullerai tutto quello che lui ha fatto per aiutarti. Se non vuoi restare per me...allora fallo per Michael, almeno.” Detto questo, Damon saltò giù dal balcone sull’erba.
Alicia sussultò e corse alla ringhiera di pietra, guardando giù mentre lui cadeva ciecamente. I suoi occhi si spalancarono e si aggrappò alla pietra quando capì che la cieca caduta di Damon non era così cieca come pensava. Le sue braccia si allargarono e sembrò che stesse attirando le ombre intorno a sé, avvolgendole strette...poi svanì prima di colpire il suolo.
Alicia lo cercò nell’oscurità, pronta a seguirlo quando lo avrebbe visto, ma non c’era niente... …nemmeno il rumore dei passi. Si sentiva dispiaciuta per lui e per il dolore che lui stava sopportando per colpa sua.
Si avvolse le braccia intorno, sentendosi improvvisamente più sola di quanto si aspettasse e desiderò disperatamente che lui non fosse andato via. Doveva dirgli che le dispiaceva...voleva dirgli grazie e in realtà voleva colpirlo di nuovo per non averle detto che era ferito. Dove stava andando? Cosa facevano i vampiri quando erano feriti?
Lui voleva che restasse lì e facesse quello che Michael aveva chiesto. Con un sospiro, decise di obbedire per una volta...ma non lo faceva per Michael.
Dando le spalle al balcone, Alicia tornò nella sua stanza e si sedette sul letto. Fissò il telefono per qualche istante, chiedendosi cosa avrebbe dovuto se avesse squillato. Avrebbe dovuto rispondere? E se non fosse Michael? Cosa sarebbe successo se qualcuno come Warren o Quinn avesse chiamato Michael e avesse risposto lei al telefono?
Damon aveva ragione...doveva abbastanza ad entrambi da dover aspettare almeno la mattina, prima di prendere decisioni o fare qualcosa che non avrebbe dovuto. Ricordò il tono della voce di Michael quando aveva detto a Damon di portarla a casa. Nessuno la voleva lì stanotte, tranne Damon forse...un’altra cosa di cui avrebbe potuto ringraziarlo.
Desiderando che il tempo passasse più in fretta, si alzò e indossò una maglietta sottile. Tirando le coperte sul letto, si distese e cercò di mettersi a dormire. Presto iniziò a fare troppo caldo, anche se aveva lasciato il balcone aperto per far entrare la brezza fresca. Per quasi un’ora si girò e si rigirò, e alla fine alzò una mano per asciugarsi il sudore sulla fronte.
La sua pelle era più calda di quanto avrebbe dovuto essere, così allontanò le coperte nel tentativo di raffreddarsi. Frustrata, sistemò le coperte finché non furono come un lungo cuscino poi rotolò su un fianco, abbracciandolo e poggiandoci una gamba sopra. Iniziò a muoversi contro la coperta, gradendo quella sensazione tra le cosce e le strinse ancora più forte.
Gli occhi di Alicia si spalancarono quando improvvisamente riconobbe i sintomi di quello che le stava accadendo. Aveva letto a riguardo e lo aveva visto con una delle sue compagne di scuola.
“No...” sussurrò, sentendo la paura assalirla a quel pensiero. “Ti prego, fa’ che io non sia in calore.”
*****
Damon attraversava la città tra le ombre, dirigendosi verso i quartieri più malfamati in cerca di qualcosa o qualcuno da uccidere. Cercò di allontanare Alicia dalla sua mente, ma sembrava che più tempo passava accanto a lei, più profondamente lei si infiltrava sotto la sua pelle. La cosa più strana era che...a lui questo piaceva.
Aveva basato la propria vita sul non preoccuparsi di niente...e di nessuno. Era anche orgoglioso di averla usata come regola per prendere quello che voleva. Lui voleva lei e lei doveva smetterla di tentare il diavolo. Quando era saltato dal balcone, pregò che lei fosse abbastanza intelligente da non seguirlo. Fortunatamente, la ragazza aveva un po’ di auto-conservazione.
Finalmente lui raggiunse il suo obiettivo: una zona degradata di Los Angeles. Damon rimase sul ciglio buio del marciapiede, sorridendo quando le auto della polizia passavano e tutti sparivano. Non appena i poliziotti furono lontani, la feccia sarebbe uscita dal nascondiglio e si sarebbe rimessa all’opera come al solito.
Damon sogghignò verso due donne poco vestite e continuò a camminare mentre loro cercavano di attirarlo con i loro corpi. Forse qualche settimana prima avrebbe potuto prendere la cosa in considerazione, ma adesso...non voleva avere niente a che fare con l’altro sesso. Il pensiero di prosciugare una di loro gli diede un po’ il voltastomaco.
Girando un angolo, Damon notò due teppisti più avanti ed entrambi lo guardavano mentre si avvicinava. Adesso era questo di cui aveva più voglia.
“Come va?” chiese uno con voce profonda. Infilò le mani nelle tasche della giacca, in attesa di vendergli un po’ di roba. Quando vide lo sguardo nei suoi occhi selvaggi lasciò perdere, pensando che questo ragazzo avesse già preso la sua roba altrove.
Damon non rispose e continuò a camminare. Sapeva cosa stava per accadere e aspettava con ansia. Questi due ragazzi erano probabilmente i re di questa strada, con muscoli possenti e scuri occhi inespressivi. Poteva sentire l’odore di sangue vecchio sui loro vestiti e vide le nocche rovinate, proprie dei bulli. Sì, probabilmente si consideravano delle leggende.
“Ehi.” gridò il secondo “Il mio amico ti ha fatto una domanda.”
“E il mio silenzio avrebbe dovuto fargli capire che non ero dell’umore adatto.” lo avvertì Damon, poi girò la testa per guardarli. Fece un sorriso malvagio, con le zanne che brillarono alla luce soffusa del lampione, quando essi videro le iridi rosse nei suoi occhi. “Tuttavia, una cena con entrambi mi sta bene.”
Damon si mosse rapidamente, afferrando il primo e prosciugandolo in meno di un minuto. Iniziò a sudare per il dolore quando altri proiettili iniziarono ad uscire più velocemente e caddero a terra con udibili tintinnii metallici. Inclinando la testa, rise senza fiato prima di lasciar cadere l’uomo morto.
L’eco del secondo uomo che scappava attirò la sua attenzione e Damon corse dietro di lui, avvolgendosi di nuovo nelle tenebre per nascondersi nell’inseguimento. Il dolore e l’adrenalina mantenevano i propri livelli.
Raggiunse il robusto delinquente e lo seguì per qualche istante, godendo dell’odore della paura. Quando l’uomo iniziò a rallentare Damon ridacchiò nell’oscurità, portando l’uomo a correre di nuovo. Sì, era questo quello di cui aveva bisogno...liberare il mondo da un paio di delinquenti mentre si nutriva del sangue necessario per guarire.
Iniziando ad annoiarsi dell’inseguimento, Damon raggiunse l’uomo e lo scagliò in un vicolo. C’è da dire che la lotta dell’umano fu valorosa, ma in confronto alla forza superiore di Damon...il risultato fu inevitabile.
Alla fine, la lotta dell’uomo cessò e Damon lo lasciò cadere sul cemento. Durante la lotta, piccoli pacchetti di polvere bianca erano caduti dalle tasche dell’uomo insieme ad una mazzetta di soldi abbastanza spessa e ad una pistola. Damon si inginocchiò accanto al cadavere e, usando un angolo della camicia, si ripulì il viso da qualsiasi prova, prima di prendere i soldi e infilarseli nella tasca posteriore, poi si allontanò.
Raggiungendo l’ingresso del vicolo, Damon infilò le mani in tasca ed iniziò a camminare lungo il marciapiede come se non gli importasse di nulla. Ora che il suo bisogno di uccidere e di nutrirsi era stato parzialmente soddisfatto, poteva scegliere la sua prossima vittima con un gusto più piacevole.
Misery aveva osservato l’intera scena tra il vampiro e i due esseri umani che lui aveva scelto come vittime. Voleva avvicinarsi a lui ma era troppo debole per farlo. Invece, si soddisfò alimentandosi con la paura dei due umani mentre il vampiro li prosciugava. La loro morte era stata deliziosa.
L’incontro con Kane quella sera l’aveva costretta ad usare a tutto il potere che aveva accumulato da quando era fuggita dalla grotta. Quando aveva combinato il proprio potere con il sangue di Kane, aveva usato quasi tutto quello che aveva. Creare crepe nelle pareti dimensionali di questo mondo era un processo noioso e ci sarebbe voluto molto più potere di quello che aveva al momento. Poteva sentire il male in questa zona e sapeva di aver risvegliato alcuni dei demoni più deboli che dormivano qui.