XV-2

2780 Mots

Quella figura, nella quale le grazie ingenue e la celeste impronta d’un’anima nobilissima s’univano a comporre una veramente rara e singolare bellezza, non aveva nulla che rassomigliasse alle statue greche. La duchessa invece aveva un po’ troppo della nota beltà dell’ideale e la sua testa lombarda rammentava il voluttuoso sorriso e la dolce malinconia delle belle Erodiadi di Leonardo. Tanto la duchessa era brillante, sfolgorante di spirito e di gaiezza e con tanto fervore si interessava a qualunque questione, che l’andamento della conversazione portava innanzi agli occhi dell’anima sua, e tanto Clelia se ne rimaneva calma e difficile a commuovere, sia per disdegno di quanto la circondava, sia per un oscuro rimpianto di qualche lontana chimera. Per un certo tempo crederono che si sarebbe da

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