CAPITOLO 3 Tre giorni dopo, Sara gemette sommessamente. Costrinse le sue palpebre a sollevarsi di uno spiraglio. Le sue dita strinsero le coperte. Si stupì della loro morbidezza. Con prudenza, aprì un po’ di più gli occhi per capire meglio dove si trovava. Quando voltò la testa, vide Emma seduta su una sedia nell’angolo. La ragazza più giovane sembrava ancora più pallida e fragile di prima. Sara spinse da parte le proprie sensazioni di debolezza e si sollevò fino mettersi seduta. Un basso ringhio di fastidio le sfuggì al tremore delle braccia. “Porca miseria,” borbottò, sollevando una mano tremante per scostarsi i capelli dal viso. La mano di Sara si immobilizzò per lo stupore quando lei si rese conto che, pur essendo debole come un gattino, non sentiva dolore. La confusione le aggrott


