V. Il mese assegnato dal signor Rochester era trascorso e le ore che mi dividevano dal matrimonio erano contate e non era possibile di ritardare la cerimonia, perché tutto era pronto. Io, almeno, non avevo più nulla da fare; i bauli erano chiusi, legati e allineati lungo il muro della mia camera, il giorno dopo dovevan fare con me il viaggio di Londra, o piuttosto con una Jane Rochester, una persona che non conoscevo ancora. Dovevano soltanto essere incollati gl’indirizzi, che erano già posati sui bauli. Il signor Rochester li aveva scritti da sé all’indirizzo della “Signora Rochester, albergo **, Londra.” Io non avevo potuto decidermi ad affiggerli o a farli affiggere sui bauli. La signora Rochester! Essa non esisteva e non sarebbe potuta nascere prima della mattina seguente alle otto


