CAPITOLO TRENTA Thor giaceva nel buio profondo della fossa, l’odore della terra nel naso, il corpo completamente dolorante. Da qualche parte sopra di sé sentiva le grida ovattate dei soldati. Riuscì ad aprire l’occhio buono – l’altro era troppo gonfio – mentre a tratti perdeva e riprendeva conoscenza. Là sotto era buio e faceva freddo: si trovava ad almeno quattro metri sotto il livello del terreno e la luce che filtrava, anche se non brillante, gli fece socchiudere le palpebre. Cercò di muoversi, ma ogni parte del suo corpo sembrava ammaccata e rotta. Non aveva mai provato un simile dolore prima d’ora. Si sentiva come se avesse combattuto contro un milione di uomini. Cercò di muovere i polsi, ma lì sentì ancora annodati nei lacci di acdonio. Tutta la forza che un tempo aveva gli era sta


