XXIII Mario Bernardini, la sera di quello stesso giorno, si ritrovò pensieroso alla finestra del proprio appartamento, intento a osservare quel viavai di visi multicolore dai differenti tratti somatici che ormai gli erano diventati familiari, come se ci fossero sempre stati, come se avesse vissuto nell’altra San Salvario in una vita precedente. ‘Dopo i meridionali e gli stranieri chi ci sarebbe stato da integrare, gli alieni?’. Era un suo modo di dire, piuttosto inflazionato, che utilizzava quando si ritrovava a parlare con qualcuno della sua generazione, quella che aveva condiviso con lui quel pezzo di storia torinese. Un dato gli era rimasto impresso nella memoria e, malgrado il trascorrere degli anni, saltuariamente riemergeva; nel dopoguerra, nello spazio di una quindicina d’anni, e

