Il sedere mi pulsava, mi bruciava. Le ginocchia iniziarono a tremarmi e avvertii il mio peso che faceva piantare il ferro degli anelli nei miei polsi. Adrian, ti prego... pensai. Non riuscivo a credere che l’avesse fatto davvero. Il secondo colpo mi colpì un po’ più in basso, tra le natiche e le cosce. Di nuovo, prima fui sbalzata in avanti, poi il dolore mi esplose nella carne. Le ginocchia mi cedettero e gli anelli di metallo mi morsero dolorosamente i polsi. Sentii le mani di Adrian sotto alle ascelle, che mi rimettevano in piedi. «Una volta resistevate di più» disse. Iniziai a piangere. Non riuscivo a credere che mi stesse frustando come un animale, senza nessuna pietà. Non mi sembrava nemmeno l’Adrian che conoscevo. Ero scioccata e... delusa. Sì, delusa, addolorata, incredula...

