Dopo la pesante promessa del "siamo soli", Emma si era aspettata il peggio. Un avanzamento, un confronto, una pressione che diventasse insopportabile. Aveva passato il primo giorno rintanata nella sua stanza, l'orecchio teso, il cuore che batteva forte a ogni rumore di passi in casa. Ma non venne nulla. Marc non salì. Non bussò alla sua porta. Non la cercò con lo sguardo nei rari momenti in cui osò scendere. Lui era lì, in soggiorno o in cucina, a leggere un giornale, a digitare sul computer, ma la sua attenzione, così opprimente fino a quel momento, era svanita. Le rivolgeva a malapena un cenno del capo, frasi brevi e funzionali: – C'è del prosciutto nel frigo se hai fame. La sua voce era neutra, piatta. Aveva smesso i contatti, gli sguardi insistenti, i sorrisi carichi di sottintesi.

