Rannicchio le ginocchia al petto accovacciandomi sul divano nel silenzio più totale, mentre Damiano se ne sta sul lato opposto e mi guarda insistentemente. Mi mordicchio un'unghia non riuscendo a controllare le continue valangate di lacrime che sgorgano dai miei canali e che non accennano a fermarsi. Mi strofino le guance bagnate con il polsino della felpa, rivolgendo l'ennesima occhiata esausta a Damiano, in una richiesta piuttosto esplicita di andarsene e lasciarmi sola a metabolizzare tutto questo. «Non me ne vado» Risponde lui semplicemente, e io non ho neanche le forze di contrastarlo. Avvolgo le braccia attorno alle mie gambe accovacciate e me le stringo ancor di più al petto, incastrando il mento tra le ginocchia e alzandomi il cappuccio per nascondermi il più possibile. «Deve

