L'indomani sono in piedi quindici minuti prima che la sveglia suoni, e guardo il soffitto con le mani poggiate al grembo, cercando di svuotare la testa.
Avrò dormito al massimo tre ore stanotte, sono così turbata che ho fatto una gran fatica a chiudere occhio.
Nella speranza che tutte le mie domande oggi troveranno una risposta, mi alzo dal letto e mi vesto più veloce della luce.
Mi trucco quanto basta per coprire le inquietanti occhiaie blu che mi ritrovo sotto agli occhi, infilo le sneakers e neanche mezz'ora dopo sto già camminando verso la scuola.
Mi chiedo come si comporterà Damiano. Vorrei parlare di quello che è successo il prima possibile, anche se non so neanche come mi senta io a riguardo.
Certo, è evidente che per la mia parte irrazionale quel bacio sia stata pura estasi, ma non sono così certa che per quella razionale sia lo stesso.
Ho passato anni a ripromettermi di non avvicinarmi mai più ad un ragazzo ed ora mi ritrovo a baciare di notte uno che non ha mai accennato nulla sul provare qualcosa per me.
Camminando mi sento particolarmente euforica, e non mi pesa neanche andare a piedi a scuola per la prima volta dopo anni di passaggi dai miei amici, infondo devo perdere un po' di adrenalina se non voglio sembrare pazza.
Quando arrivo in prossimità del cortile mancano ancora quindici minuti all'inizio delle lezioni, e mi sento un po' a disagio al pensiero di doverli passare da sola sotto agli occhi di tutti.
Mi guardo intorno alla ricerca di qualche viso familiare, imbattendomi solo nel mio ormai vecchio gruppetto che se ne sta chiuso in cerchio proprio davanti all'ingresso.
Sbuffo e decido di sedermi su una panchina almeno finché loro non saranno entrati, decisa a non sentire come prima cosa della giornata la loro voce stridula e arcigna.
La cosa ridicola è che per tutto il tempo che ci sono stata amica non ho mai notato tutti i loro difetti, anzi oserei dire che in loro compagnia ho passato molti momenti di leggerezza. Ora però vedo tutto sotto un'altra luce.
Mentre scrollo la home di i********: mi sento imbarazzata senza motivo per il fatto di essere da sola, e questo mi fa rendere conto di quando ormai tutte le stupide convenzioni sociali siano radicate in me.
A interrompermi dal disagio e offrirmi una possibile mano dal cielo è la visione di Damiano, che si incammina a passo sicuro verso l'ingresso stranamente senza essere circondato da tutti i suoi amici.
Nel vederlo mi viene un tuffo al cuore, e mentre sento le mie guance scaldarsi all'istante mi alzo in piedi per attirare la sua attenzione.
Ha un paio di jeans scuri e un dolcevita aderente che mette in mostra il suo fisico asciutto.
Porta una sigaretta dietro all'orecchio appena visibile per colpa dei capelli che ricadono su di essa in un'onda morbida.
Mi nota quasi subito, e senza nessun cenno di nervosismo mi si avvicina con il solito sorriso disinvolto.
Ricambio molto più agitata di lui, non avendo idea di come dovrei comportarmi o anche solo del modo in cui dovrei salutarlo.
«Ciao»
I miei punti di domanda sul metodo d'approccio crollano in un secondo quando lui mi saluta nel modo più semplice e asettico possibile, alzando le sopracciglia ed avvicinandosi fino ad arrivare a qualche passo da me.
Ricambio il saluto nello stesso modo alzando però involontariamente un sopracciglio, stupita da quella tranquillità fosse eccessiva.
Non che mi aspettassi chissà cosa, di certo non pretendevo che mi baciasse davanti a tutti, e neanche l'avrei voluto.
Però da lì a salutarmi come si saluta una propria compagna di classe con cui a stento si parla, ce ne passa.
«Sei in anticipo oggi»
Noto, continuando a sorridere nella speranza che compia qualche gesto che confermi che ciò che è successo ieri sera non è stato solo nella mia testa.
«Sì ma pe' sbaglio»
Risponde lui subito, accennando una risata, a cui io rispondo incrociando le braccia al petto e ridacchiando nervosamente.
«Sei tornato a piedi ieri sera o eri in macchina?»
Chiedo, senza nessun senso, giusto per riportargli la testa agli avvenimenti della serata appena trascorsa sperando che accenni un solo segno che mi faccia capire qualcosa a riguardo.
«Mh? Ah, sì, ero in macchina»
Risponde, dopo una breve esitazione iniziale che se proprio dovessi pensar male mi farebbe credere che non si ricordasse neanche di cosa stessi parlando.
Poi con disinvoltura si toglie la sigaretta da dietro l'orecchio e la pone tra le labbra, voltandosi verso l'ingresso.
Lo guardo scettica, credendo o forse sperando vivamente che mi chieda di seguirlo.
«Beh io vado, se beccamo dopo»
Si congeda invece lui, per poi farmi l'occhiolino e sparire nel cortile senza nessuna incertezza nel passo sicuro.
Rimango imbambolata ad osservarlo finché la sua immagine diventa solo una figura sgranata, sbigottita da quell'incontro che è avvenuto nell'ultimo dei modi che mi sarei potuta aspettare.
Okay, questo non era previsto.
Cos'è stato di preciso? Non riesco a trovare una spiegazione al suo comportamento che non sia del tutto tragica e frustrante, e per quanto ci rifletta non riesco ad attribuire un senso diverso da quello che purtroppo risulta evidente.
Scossa come sono mi ci vuole del tempo prima di prendere coraggio ed alzarmi, per poi percorrere la stessa strada che ha appena seguito lui.
Come immaginavo non è ancora entrato nella scuola, infatti proprio appena prima dell'ingresso lo noto in gruppo con i suoi amici nel loro solito angolo.
Gli rivolgo un ultimo sguardo a cui lui risponde con un semplice cenno del capo, e io vorrei sotterrarmi.
Non voglio trarre subito conclusioni disastrose, perciò mi limito a fare un respiro profondo e avviarmi verso la mia classe decisa a non pensarci più per tutta la mattina.
Eppure nel corso delle lezioni un unico martellante pensiero occupa la mia testa che non riesce a stare vuota.
Penso a quanto mi è battuto forte il cuore ieri sera, e a quanta fatica facessi a respirare stamattina quando l'ho visto arrivare da lontano.
Penso poi al suo sorriso rilassato e al suo sguardo per niente diverso dal solito quando mi ha salutata, e purtroppo la conclusione di questa storia mi risulta già piuttosto prevedibile e chiara.
Forse dovrei scappare finché sono in tempo.