Una donna per amico

840 Parole
Una donna per amico “ Pronto, come stai?” Sente una voce da oltretomba. “ Adesso abbastanza bene. Ho vomitato tutta la notte, poi finalmente alle cinque mi sono addormentata, Volevo chiamarti nell’intervallo ma mi sono svegliata alle undici, Come è andata?” “ Bene filosofia non ha interrogato, quella di matematica non ha portato le verifiche, mattinata tranquilla.” “ Intendevo questa mattina.” “ Bene, ho fatto colazione con il nonno e anche questa mattina mi ha fatto mangiare troppo, ma devo dirti che mi piace, lì seduti tranquilli, parliamo, mangiamo, senza fretta. Non ero abituata. A Tirano facevo colazione da sola, in fretta, qualche volta in piedi. Invece qui è diverso, sento il profumo della famiglia …” “ Intendevo sul treno. L’hai visto?” “ Chi?” “ Il fantasma, scema.” “ Ah, sì, è passato, mi ha guardata, mi ha chiesto se non c’eri. Ho risposto di no, poi gli ho indicato il posto di fronte a me, gli ho detto che era libero, ho tolto il mio zaino e lui si è seduto.” “ Ok, e cosa ti ha detto? Di che cosa avete parlato?” “ Sul treno del più e del meno, poi mi ha invitato a bere un caffè e ha incominciato a raccontarmi la sua vita. Sembrava avesse bisogno di confidarsi con qualcuno, poi ti racconterò. Domani vieni a scuola?” “ Sì, ci vediamo domani alla stazione, ciao.” "Ciao, riposati.” Federica chiude la comunicazione. Mette i piatti in lavastoviglie, sistema la cucina. Oggi è sola, il nonno ha dedicato la giornata alla bicicletta. Durante la colazione le aveva detto che avrebbe trovato le lasagne pronte da mettere in microonde per tre minuti, il prosciutto cotto e l’insalata già pronta nel frigo. Sul tavolo aveva trovato un bigliettino, ciao piccola, buon appetito, ci vediamo alle sei . E lei aveva mangiato tranquilla ascoltando un disco che piaceva tanto alla nonna. L’aveva cercato con cura, aveva guardato la copertina, aveva messo il vinile sul piatto e delicatamente aveva abbassato la puntina. Le era sempre piaciuto quel gesto. Lo faceva la nonna, che amava i suoi vecchi vinili e non aveva mai voluto sostituirli con i moderni CD. Anche a lei piacevano quelle buste di cartone colorate, grandi, quasi da sfogliare e tutte le volte che si trovava dal nonno utilizzava sempre il vecchio giradischi con le grandi casse appoggiate sul pavimento del piccolo salottino vicino alla cucina. “ Prendila così, non possiamo farne un dramma, conoscevi già hai detto i problemi miei di donna...” Le parole d Lucio Battisti si allontanano piano piano, mentre la sua mente scivola lentamente al caffè bevuto con Samuele. Lì seduti a un tavolino, in un angolo del bar, i suoi occhi color cielo che avevano perso la loro luminosità mentre le raccontava la sua vita. Una storia di solitudine familiare, di affetti mancati, di carezze negate, di due genitori che dopo anni di litigi avevano deciso di separarsi. Una sorellina piccola di quattro anni, forse la più sensibile, la più bisognosa di affetto. Tenerezze che non riusciva ad avere dalla mamma e che non poteva chiedere al papà perché sempre al lavoro con il suo camion. Quando tornava alla sera tardi, erano quasi sempre litigi, urla e la piccola Silvana cercava il fratellone, infilandosi nel suo letto, posso dormire con te? Ho paura, diceva e lui l’abbracciava, vieni cucciolino . E si addormentavano abbracciati. Poi finalmente i genitori si separano, la madre si trasferisce a Monza a casa della mamma con Silvana, ma l’appartamento è troppo piccolo per quattro persone. Samuele decide di rimanere con il padre e lo segue anche quando si trasferisce in Valtellina dove sembra ci siano più opportunità di lavoro. Un collega valtellinese lo aiuta e trova una sistemazione adeguata a Talamona, una vecchia casa indipendente, ma con un grande spazio per poter lasciare il camion. Samuele ha quattordici anni, frequenta l’istituto tecnico industriale, si trasferisce all’ ITIS di Sondrio, ma non riesce ad inserirsi nella nuova scuola. È bocciato e l’anno dopo si iscrive alla scuola alberghiera dove riesce ad integrarsi perfettamente, dove trova la passione per un nuovo lavoro: il cuoco. Federica ha ascoltato, non l’ha mai interrotto, non è riuscita a raccontare anche la sua solitudine. Poi si sono salutati, si sono scambiati i numeri dei cellulari, tre baci frettolosi sulle guance, gli occhi di lei che cercano di trasmettere comprensione, solidarietà, gli occhi di lui che si illuminano in quello sguardo pieno di tenerezza. Zzz, zzz, zzz, la puntina de giradischi ha terminato la sua corsa. Federica continua a pensare, la sua mente è ancora occupata da quegli occhi blu, che sembrano chiedere aiuto. Si alza perché quel zzz, zzz, zzz, le dà fastidio. Toglie il disco, lo rimette nella busta, guarda la copertina, sorride per quella fotografia, un uomo e una donna seduti ad un tavolino di un bar. Legge il titolo “Una donna per amico.” Sì, certo, un nuovo amico, ma lei spera già in qualcosa di più.
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