3. “Numero 2472… 24… 12… Vestito da sera in organza bianco con intramezzature di merletto nero…” Irma uscì dalla stanza delle indossatrici, traversò il corridoio. La gonna a crinolina le si apriva ad ombrello attorno alle gambe. Provò il passo, osservando l’ondeggiamento rigido della gonna. Per esser Settecento, lo era… E adesso si sarebbe dimenata graziosamente dinanzi a tutte quelle cocorite nere gialle verdi… Era il quattordicesimo vestito che indossava in meno di due ore e ne aveva per altre due ore almeno. C’era abituata, ma che martirio… Marta, che la osservava, le intimò: “Sorridi!” Irma sorrise, aprì le braccia, sollevò una mano con la palma all’infuori, nel gesto schifiltoso del “non toccarmi, ma toccami!”… ed entrò nel salone. La direttrice sospirò, crollando il capo, e fece

