13. Capitolo tredici-2

1387 Parole

Quando mi sveglio, mi ritrovo dentro a una gabbia in mutande e canottiera. È una grande gabbia di rete, come una grossa cuccia per cani, all’interno di una stanza scarsamente illuminata che sa di umido e terra. È come se fossi in una cantina. La paura mi pervade e mi risveglia dal mio torpore indotto dalle droghe, man mano che ricordo ciò che è successo. Cerco di mettermi seduta e vado a sbattere con la testa contro il tetto della mia prigione. Gemo e sbatto le palpebre, cercando di orientarmi, mentre il mio cervello si sforza di tenere il passo. È lì che mi rendo conto che non sono sola. C’è una gabbia accanto alla mia e – oh mio Dio – c’è dentro un’altra donna. È magra e pallida. I capelli biondi sono imbrattati e arruffati. Si porta un dito alle labbra, in segno di avvertimento. Altr

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