CAPITOLO II Radici Il gergo è la lingua delle tenebre. Il pensiero si sente commosso fin nelle sue più cupe profondità, la filosofia sociale si sente spinta alle sue più dolorose meditazioni in presenza di questo enigmatico dialetto, malfamato e ribelle nello stesso tempo. V’è in esso un castigo visibile; ogni sillaba di esso sembra portare il marchio; le frasi della lingua volgare v’appaiono come raggrinzite e disseccate sotto il ferro rovente del carnefice e talune par che fumino ancora. La tale frase fa l’effetto della spalla d’un ladro, bollata col fiordaliso e bruscamente messa a nudo. L’idea rifiuta quasi di lasciarsi esprimere da quei sostantivi pregiudicati e la metafora è in essa tanto sfrontata, da far capire ch’è stata alla gogna. Del resto, malgrado tutto ciò e proprio pe

