Capitolo XXVI Era passato da cinque minuti mezzogiorno, quando entrò in commissariato. Si era addormentata un’ora e mezza prima con il capo appoggiato sulle carte che le avevano consegnato alle Casacce. Anche nel sonno agitato da sogni continuava a scorrere le pagine di quei dossier e ad ascoltarle come se la voce di suo padre le leggesse. In mezzo a malati per così dire ordinari che venivano seguiti e curati secondo le regole della psichiatria moderna, ve ne erano alcuni, in realtà un discreto numero, gestiti in modo particolare. A costoro erano riservate manovre e terapie molto vicine a pratiche di tortura. Le diagnosi di psicopatia erano differenti, ma i trattamenti erano simili e con uno scopo evidente: renderli più docili a interessi altrui, finanziari, politici, religiosi o famig

