XXIV.San Dionigi. Principiava ad esser giorno quando Athos si alzò e si fece vestire. Dalla sua pallidezza maggiore del consueto, e dai segni che lascia sul volto la veglia, si scorgeva che doveva aver passata quasi tutta la notte senza dormire. Contro l’abitudine di quest’uomo tanto fermo e deciso, esisteva in quella mattina in tutta la sua persona qualche cosa di lento e d’irresoluto. Egli è che si occupava ai preparativi di partenza di Raolo e cercava di acquistar tempo. Prima forbì da sè una spada che trasse da un astuccio di cuojo profumato, esaminò se la impugnatura era ben in guardia, e se la lama reggeva a questa assai solidamente. Dipoi gettò in fondo ad una valigia destinata al giovanetto un sacchetto pieno di luigi, chiamò Olivain (il lacchè che lo aveva accompagnato da Bloi

