Capitolo I

525 Parole
I Il commissario Crema si avvicinò a Giulia lentamente. Sapeva che a quell’ora della sera il Palagiustizia era ormai deserto e che negli uffici limitrofi c’era la totale assenza di orecchie indiscrete. “Cos’hai intenzione di fare?”, domandò il magistrato al poliziotto. “Ciò che sogno da tempo”, replicò Sergio azzerando la distanza che c’era tra loro. Nonostante l’atmosfera fosse quella giusta temeva che all’ultimo la donna potesse respingerlo. Dopo anni di tira e molla erotico sentimentale era arrivato il momento della verità, quello in cui dalle parole si passa ai fatti e non si può più tornare indietro. “Se vuoi farlo bene forse è meglio chiudere la porta, però”, Giulia fece quell’invito dopo avergli fatto un sensuale occhiolino. Il commissario non ebbe tentennamenti e alla velocità di Usain Bolt portò a termine quel compito ritornando velocemente in posizione d’assalto. Erano entrambi in piedi, uno di fronte all’altro, davanti alla scrivania del magistrato. “E adesso?”, domandò lei con fare provocatorio. Le mani del poliziotto andarono in avanscoperta e iniziarono ad accarezzare le braccia, disposte lungo il corpo, del magistrato. “Cosa prevede la procedura, dottoressa?”. “Secondo il codice sessuale si comincia baciandosi”. “Obbedisco, allora”. Il commissario aspettava solo quell’ultimo segnale. Un attimo dopo le sue labbra stavano già soffocando quelle di Giulia mentre le loro lingue si intrecciavano vorticosamente. Qualche secondo dopo si lasciarono precipitare sulla scrivania che la donna liberò con due violente manate. Le scartoffie relative a processi diversi finirono al suolo mischiandosi. Le mani di Sergio si muovevano alla velocità della luce, trasmettendo un impulso di dilagante eccitazione quando si resero conto che sotto la gonna il magistrato indossava solo le autoreggenti. Anche la Bonamico aveva una fretta pazzesca, quasi fosse prossima all’arresto del più pericoloso dei latitanti. Diresse poi le sue mani verso i pantaloni del poliziotto che sbottonò. Stava avvenendo tutto in fretta come se anni di attesa si dovessero bruciare in un amplesso di pochi attimi… “Sveglia Sergio, dai!”. Il commissario Crema sollevò la testa dalla scrivania e si rese conto che stava solo sognando. La voce di Quadrini l’aveva riportato alla realtà, proprio nel momento più bello. “Non potevi aspettare ancora qualche secondo...”, replicò Sergio mentre cercava di ricordare il contenuto di quel B-movie che era andato in onda nella sua mente. “Ti sei addormentato una mezz’oretta fa. Ho preferito non disturbarti, ma adesso è il momento di entrare in azione. Abbiamo avuto una segnalazione”. Il commissario scosse la testa per l’incredulità. Lui e il suo fidato collega erano rimasti in ufficio sino a tardi, in quella fredda sera invernale, per sbrigare il lavoro arretrato che avevano accantonato negli ultimi giorni, in cui si erano dedicati soprattutto alle operazioni on the road. Avrebbe voluto soltanto ritornare a casa e buttarsi sul letto per dormire e ricominciare, forse, a sognare. “Una segnalazione?”, domandò all’amico mentre si alzava in piedi. “Sì, hanno fatto fuori un tizio alla Pellerina. L’ha trovato un podista”. “Uno che è in giro a correre a quest’ora lo arresterei a prescindere”, commentò Crema avvicinandosi all’appendiabiti dal quale recuperò il suo giubbotto di seta lavata blu, buono per tutte le stagioni. “Forse hai visto troppe puntate di Rocco Schiavone, inizi a imitarlo anche nel sarcasmo”, replicò il collega mentre uscivano dall’ufficio. “Che stai a di’, damose una mossa!” Il commissario sigillò quell’ultima affermazione con un sorriso complice a cui si sommò quello del collega. Con tale spirito avrebbe potuto affrontare con maggiore determinazione il fottuto gelo che avrebbe aggredito le loro ossa.
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