11 Denali Mi sveglio di soprassalto sentendo il grido di Nash. Si dimena accanto a me come se gli stessero facendo l’elettroshock. Nelle poche settimane da quando si è trasferito qui, ho notato gli scatti dei flashback o i brutti sogni la notte, ma questa volta è intenso. È come quella volta che ho visto il suo corpo scosso dalle convulsioni, nella nostra cella, mentre le guardie mi portavano via. “Nash,” dico sussurrando. “Poi parlo più forte: “Nash. Va tutto bene. Sei al sicuro.” Un odore mi colpisce le narici: il liquido detergente che usavano per strofinare le pareti di cemento, per lavare via il sangue. Sangue di mutante. “No,” sussurro, i brividi che mi scorrono sulle braccia. Non è un incubo. Nash è tornato in quel posto, intrappolato nel ricordo. Sto davvero sentendo l’odore

