una decisione importante

1297 Parole
Quella notte Chiara non chiuse occhio tormentata dai sensi di colpa e dalla voglia più travolgente che avesse mai sentito in vita sua. Ogni volta che si rigirava nel letto sentiva di nuovo quelle labbra bollenti sul collo, sulla bocca, sul seno. E ogni volta rabbrividiva al ricordo di quelle carezze infuocate, di quei baci irresistibili. Già dal primo secondo che aveva rivisto Carlo al suo arrivo, aveva percepito la sua potente carica erotica, solo che di certo non avrebbe mai immaginato fosse così impetuoso e soprattutto dotato. Forse era anche quello che l'aveva fatta bloccare. Aveva paura. Una paura di proporzioni cosmiche! Paura delle sensazioni che aveva provato, paura di lasciarsi andare, paura delle conseguenze delle sue azioni. Quello non era solo sesso, come diceva lui e non lo sarebbe mai stato. Se stava con Daniele era perché si amavano e avevano preso un impegno insieme. Magari era un'illusa, eppure ancora credeva alla parola data e dopo aver baciato Carlo si sentiva ancora più soffocare dai sensi di colpa verso il fidanzato. Ad un tratto però le fu chiaro che se era scappata di casa finendo tra le braccia di un altro era perché ormai tra loro l'amore si era purtroppo esaurito e non per colpa sua. Quanto era stata cieca a non rendersene conto fino a quel momento! Sarebbe stato evidente anche a un bambino che ormai non si amavano più o che forse non si erano mai amati, solo che Chiara ancora non riusciva ad accettare la dura realtà. "È finita", mormorò tra le lacrime. "Devo farmene una ragione". Ripensò alla sua casa di Palermo, al suo letto dove a quell'ora Daniele stava per andare a dormire e non provò più nulla. Né amore, né rimorsi, né rimpianti. A parte la sua eclatante uscita di scena, non si poteva rimproverare niente. Forse era per quello che alla fine era scoppiata di botto. Aveva sempre fatto tutto per gli altri mettendo le sue esigenze al secondo posto e a lungo andare questo atteggiamento sbagliato l'aveva logorata. Per la prima volta dopo secoli si era sentita di nuovo forte e padrona del mondo e di sicuro per quello doveva ringraziare anche Carlo per avergli fatto capire che doveva lottare per realizzare i suoi sogni e non solo lasciarsi vivere. A proposito di Carlo, era ormai mattina e lo sentì uscire dalla stanza a fianco per andare ad allenarsi nella zona palestra in un angolo dell'enorme soggiorno dove era posizionata una panca, vari bilancieri e altri macchinari. Trattenne il fiato quando sentì il suo sforzo sotto i pesi. Immaginò i suoi muscoli tesi e lucidi, il suo corpo virile, il suo sguardo sexy e immediatamente la sua intimità la implorò di essere toccata. La sera precedente le sarebbe bastato tirarglielo fuori e abbassarsi per averlo tutto dentro di sé. Più lo sentiva gemere per lo sforzo fisico nel sollevare i pesi, più lo immaginava sopra di lei, afferrarla possessivo per i fianchi mentre succhiava le sue labbra. La prima cosa che fece, fu quella di prendere il cellulare e chiamare Daniele. "Pronto, Daniele". "Chiara che succede?" "Scusa per averti svegliato, ma devo assolutamente parlarti". "Dimmi". "Non ce la faccio più ad andare avanti così e non posso nemmeno pretendere che tu rinunci al tuo sogno, quindi... mi dispiace ma è finita". "Non puoi farmi questo", provò a pregarla, solo che ormai la decisione era irremovibile. Lei trattenne ancora una volta le lacrime. "Daniele, per favore, facciamo le persone civili". "Le persone civili non scappano via, non ignorano le telefonate e non chiamano nel cuore della notte. Chiara, per me non è finita. Torna a casa e parliamone di persona". L'idea di tornare a Palermo a dover affrontare tutto quell'enorme casino che era la sua vita le fece venire il voltastomaco. "Adesso hai tempo per parlare? E dove stavi quando io avevo bisogno di te?" "Scusa, hai ragione, sono stato un deficiente. Ti prego, dammi un'altra possibilità". "Basta!", gridò al cellulare. "Non capisci che ormai è troppo tardi?". "Ma io ti amo", fu la risposta strozzata. "L'amore si dimostra nei fatti e non a parole". Una cosa era certa. Non si sarebbe più fatta intortare dai suoi bei discorsi. "Chiara, ho cercato di essere carino con te, solo che adesso mi stai facendo proprio alterare. Non te ne frega nulla di me e stai facendo morire di preoccupazione la tua famiglia. Te ne rendi conto?" "Non torno!!" "Ma..." "Ma... un cazzo!" Spinse il tasto rosso talmente forte da spegnere il telefono. Meglio così. In quel momento era single, disoccupata e soprattutto libera di vivere. Libera di fare le scelte giuste e anche quelle sbagliate. Come andare a prendersi quello che voleva. Vale a dire un magnifico esemplare maschile a pochi metri da lei. Lei non ce la faceva più a sentirlo così distaccato. Nella sua mente annebbiata dal desiderio aveva valutato tutti i pro e contro e alla fine aveva deciso di fare un mastodontico sbaglio, cioè cedere. Altrimenti sarebbe stata per sempre ossessionata da lui. Uscì ansiosa dalla stanza in canottiera e culottes e lo cercò, doveva vederlo, solo che non stava più facendo i pesi. La luce abbagliante del mattino che penetrava dalla grande vetrata non le impedì di riconoscere la sagoma del suo corpo perfetto sdraiato al sole a bordo piscina. Doveva appena aver fatto il bagno perché era completamente bagnato e Chiara fantasticò di essere una di quelle goccioline d'acqua che colava dalle sue labbra socchiuse. Ho lasciato Daniele, gli comunicò nervosa avvicinandosi. Dopo qualche interminabile secondo lui bofonchiò solo un "Bene", senza nemmeno guardarla e lei si sentì mancare la terra sotto i piedi. Quella reazione fredda era il minimo che si potesse aspettare dopo averlo rifiutato la sera prima. Oggi non lavori? Si informò sedendosi a pochi centimetri dalla sua testa. No e nemmeno domani, la sua voce era distante anni luce. Di solito cosa fai quando non lavori? Sperò che lui la baciasse o forse avrebbe dovuto farlo lei, invece lui richiuse gli occhi come se niente fosse lanciandole solo un ordine telegrafico. Prendi lo stretto indispensabile che tra mezzora si parte. Avrebbe voluto fargli mille domande, però non era più il momento di parlare, quindi raggiunse velocemente la sua stanza per fare ciò le aveva detto. Il suo cuore batteva furioso da quando Carlo l'aveva guardata in quel modo. Adesso era lui che comandava e quella consapevolezza contribuiva a infiammarla ancora di più. In pochi minuti mise un paio di costumi, due t-shirt e un vestitino aderente nero in borsa, insieme a spazzola, spazzolino, dentifricio. Non aveva idea di dove Carlo volesse portarla, ma, ovunque fosse, sperò che i vestiti non le servissero. Dopo solo un quarto d'ora era già pronta e impaziente di partire per quella folle avventura. Lui invece si fece desiderare. "Sei pronto?", chiese davanti alla sua porta chiusa che dopo qualche secondo si aprì facendola rimanere di sasso. Quando si sarebbe abituata alla bellezza disarmante di quel ragazzo? Indossava dei jeans scoloriti a vita bassa da cui sbucava il costume blu scuro e un'aderente maglietta verde lime sotto alla giacca di pelle nera da moto Perché dovevano partire? Non potevano rimanere chiusi in quella comoda casa per un mesetto? In camera da letto possibilmente. Una volta in moto Chiara poté finalmente riabbracciare l'eccitante sbaglio che stava per commettere. Lui fino a quel momento era rimasto distante, sorriso a parte, invece al primo semaforo rosso allungò una mano all'indietro sulla sua coscia nuda con fare possessivo. Il cuore di lei perse un battito. Avrebbe tanto voluto scendere dalla moto e farsi possedere lì in mezzo alla strada per quanto desiderava quell'uomo forte che rivendicava il diritto su di lei. Ma tanto quel momento sarebbe arrivato presto, lo sapeva, tutti e due lo sapevano. E lo volevano.
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