29.Aprì gli occhi. Un raggio di luce rosata penetrava attraverso le tende di velluto pesante. Una musica ipnotica riecheggiava per la volta affrescata del salone, insieme alle chiacchiere e alle risate degli ospiti. Dario era scomparso, o forse non era mai stato lì. Si rigirò sul tappeto. Provava uno strano formicolio sottopelle, dietro la schiena. Dapprima leggero, poi sempre più persistente. Si tirò su, la testa che ancora le girava, e la prima cosa che vide fu il ritratto. Trasfigurato dalla luce dell’alba pareva quasi magico: il viola della pelle brillava, così come il verde esagerato della chioma, e dei capezzoli. Susanna si osservò, rapita, mentre si innalzava trionfante verso quella galassia luccicante di pianeti e di stelle. Si era sempre sentita una persona qualsiasi, non brut

