Egli guardava Marina con i suoi grandi occhi miopi, a fior di testa, appoggiando i gomiti sulla tavola. «Il cuore mi palpita quando vi penso. Questa notte non scenderà sonno sulle mie pupille. Ah! È inutile, mamma, tu non puoi comprendere con la tua anima il segreto incanto di quella grotta. Ah!» Si alzò in piedi e dimenò le braccia come un forsennato estatico; dopo di che abbracciò sua madre che si mise a gridare: «Matto, matto, lasciami stare coi tuoi spiritessi [200] ». «Senti questa, senti questa, mamma», diss’egli, rizzandosi, mentre la contessa ripeteva a Marina, «è in boresso , è in boresso [201] ». Marina chiamò il Finotti, che guardava curiosamente dalla sala. «Lascialo stare, colui», disse la contessa. «Finotti!» ripeté Marina. Quegli entrò, tu

