Così Costantino riuscì ad avere un foglio di carta, e col suo sangue e con un fuscellino scrisse le laudi per la protezione dei condannati. L’inverno passò, e un giorno di marzo venne alla cella di Costantino una ispezione guidata da un grosso uomo che aveva due grandi occhi d’un azzurro latteo, rotondi e immobili, e il mento così corto che due baffi biondi lo coprivano interamente. – Ehi là, – gridò al condannato, – cosa sapete fare, voi? C’era anche don Serafino, che volgeva al condannato il suo viso di scheletro; e il condannato, ricordando tutte le fandonie narrate al guardiano, rispose che sapeva fare le scarpe. – Ehi là, – disse l’uomo grosso dagli occhi immobili, – voi avete ammazzato vostro zio. Il suo accento non ammetteva repliche, e Costantino aprì le braccia come per dire:

