XI
«Zia, zia, guarda che so fare».
«Bravissimo Elia».
Mentre Elia faceva capriole sull’erba, il cuore di suor Chiara sobbalzava all’unisono. Il suo viso si fece pallido. «Chiara tutto bene?».
«Sì Anna, sono solo un po' affaticata. Sai queste notti non sto dormendo bene».
«È un po’ di tempo che non riposi bene sorella, dovresti farti delle analisi. O c’è dell’altro di cui vuoi parlarmi?»
«Forse hai ragione, dovrei fare delle analisi».
Dopo l’incidente qualcosa era cambiato nell’animo di suor Chiara. Erano passati sei mesi dall’uscita di Elia dall’ospedale e Chiara era sempre più confusa.
«Madre devo parlarle».
«Ti sei decisa sorella Chiara. Ti stavo aspettando».
Suor Chiara si sentì sollevata. In cuor suo sapeva che Suor Maria aveva già capito tutto, stava solo attendendo conferma.
«Madre non sono più sicura di voler restare qui. Da quando Elia è stato male e subito dopo l’intervento, un’ombra si è manifestata nel mio spirito. Pensavo fosse passeggera invece si è fatta via via più grande. Ho perso la vocazione Madre. Non sento più Dio vicino a me com’era prima. Ho mille dubbi, sono spaventata da quello che mi aspetterà fuori, ma indossare quest’abito non fa più parte di me. Sto fingendo con me stessa, con voi e con Dio».
«Avevo capito che si era aperta una ferita nel tuo animo, non eri più te stessa. Sei coraggiosa ad accettare il cambiamento. Ricordati che Dio non ti giudica per le tue scelte. Non devi rimproverarti. Hai sempre agito cercando di fare del bene e questo ti tornerà indietro. Ora vai. Ti auguro tutto il bene del mondo. Pregherò per te».
«Grazie Madre».
Chiara tornò per l’ultima volta nella sua stanza spoglia di oggetti, ma colma dell’eco delle sue preghiere e bagnate dalle lacrime che aveva versato in quelle notti insonni, quando si era resa conto che suor Chiara non esisteva più. Appoggiò la sua tonaca sul letto, raccolse i pochi legami che aveva conservato con la vita di prima e li mise una borsa. L’abito con cui era entrata da novizia, una foto dei suoi genitori e una con sua sorella e un braccialetto gemello a quello di Anna.
Stava per uscire quando si ricordò di una busta sigillata che aveva conservato sotto il materasso. Andò a prenderla e il cuore accelerò. Tastò il contenuto e sentì lo spessore di un foglio piegato e i contorni di un ciondolo a forma di cuore spezzato.
«Elia», sospirò, poi chiuse alle spalle un capitolo della sua vita.