Classic playlist: di tutto un po’In verità l’arte rispecchia lo spettatore, e non la vita.
Oscar Wilde scrittore, poeta, aforista (1854-1900)
C’è chi immagina che la musica classica sia una sorta di contenitore indefinito che propone brani uniformi, ripetitivi. Per cui, se magari ha ascoltato qualcosa di classico che non ha gradito, è convinto che tutta la musica classica non fa per lui. Al contrario, questo genere di musica comprende una varietà inimmaginabile di temi, perché parliamo di una produzione musicale che abbraccia millenni di storia, di pensieri, di stili e gusti diversissimi tra loro, spesso addirittura contrastanti. In tale enorme patrimonio musicale ci sarà certamente qualcosa di adatto al gusto di ciascuno.
Per farvi un esempio: chi ascolta musica del Rinascimento, essenziale e lineare, potrebbe non apprezzare la grandiosa ridondanza della musica ottocentesca o del melodramma. Così come non si possono equiparare tutti i brani della musica attuale: se vi piace Piero Pelù, per esempio, non per questo dovreste amare anche Gigliola Cinquetti, sebbene appartengano entrambi alla prolifica schiera dei cantanti italiani.
Con lo stesso personale criterio potete spaziare da un genere all’altro, da un secolo all’altro, da un autore all’altro e scegliere solo quello che vi sembra più emozionante o interessante, o anche solo quello che vi pare e basta. Questo libro non ha la presunzione di spiegarvi tutto quello che il genio musicale ha prodotto nei secoli, ma solo di darvi degli spunti: troverete facilmente il modo di approfondire quello che vi incuriosisce negli innumerevoli testi che affrontano ogni argomento, in Rete o ovunque vi piacerà.
Per darvi però degli immediati suggerimenti, ecco di seguito una semplice playlist con i brani più famosi che vi accorgerete spesso di conoscere, anche se, come continuo a dire, alle volte non lo sapete nemmeno. Per alcuni di loro vi darò qualche notizia, magari delle informazioni storiche, o delle curiosità, o una breve analisi del pezzo per guidarvi nell’ascolto. Di altri invece vi suggerirò soltanto il titolo. Ovviamente potrebbero essere molti di più; questa non rappresenta che una minuscola vetrina, e dà solo la pallida idea di una raccolta sterminata e affascinante.
Come si ascoltano?
Non limitatevi ai titoli che vi suggerisco qui ma attingete alla Rete, confrontate i video, le esecuzioni, gli interpreti e non in senso professionale o critico; piuttosto scegliete quelli che vi sembrano più interessanti o divertenti. Cercate qualcosa che vi faccia ridere, o piangere, o stupire, o rilassare, e ascoltatene pochi minuti: magari solo un’aria di un’opera, un tempo di una sinfonia, un brano virtuoso di un singolo strumento.
Vi accorgerete che un certo autore vi piace più di un altro, un determinato genere vi appassiona, uno strumento vi incuriosisce o almeno vi stupisce. In questo caso cercatene altri, controllate se lo stesso autore ha fatto anche altre cose dello stesso tipo, o diversissime; qualcosa la scarterete, qualche altra sarà per voi interessante, un brano vi farà rilassare mentre un altro sarà energetico.
Ottimo: ora provate qualcosa di meno famoso, di un po’ più complesso, di meno scontato.
Ascoltate, poi riascoltate e ripensate a cosa vi fanno venire in mente i brani che avete scelto, provando a concentrarvi su ciò che vi fanno provare o ricordare; poi fateli sentire a qualcuno, condivideteli, parlatene, cantateli, in auto e nella doccia. In fondo anche con la musica pop è così: se andate a un concerto di Bruce Springsteen o di Beyoncé preferite andarci conoscendo già le canzoni (che avrete già ascoltato alla radio, magari, o a casa vostra su CD) per poterle cantare con loro.
È proprio lo stesso: se conoscete già ciò che sentirete a un concerto, o vedrete in un’opera, vi sentirete emotivamente partecipi, pregustando le melodie, gli assoli, le emozioni; vi accorgerete di formare un tutt’uno con gli altri e capirete che davvero non c’è niente di incomprensibile nella musica classica. Ognuno ha i suoi gusti, giustamente; ma di sicuro non resterete indifferenti.
Un’ultima annotazione tecnica: i brani di musica classica non sempre hanno un titolo vero e proprio, più spesso hanno un numero che li identifica, unito a delle lettere.
Il numero (propriamente detto numero di Catalogo) identifica un’opera all’interno della catalogazione stessa; è ovviamente differente per ogni autore e può essere organizzato secondo vari criteri: per data di composizione o di pubblicazione, per strumentazione o molto altro.
Le lettere, invece, che rappresentano il nome del catalogo, spesso sono ricavate dalle iniziali del nome dei curatori (ad esempio, il catalogo di Wolfgang Amadeus Mozart si indica con la lettera K, perché realizzato da Ludwig van Ritter Kochel, il cui cognome inizia appunto con la K) o da altri acronimi (ad esempio, il catalogo di Johann Sebastian Bach ha come lettere BWV, acronimo di Bach-Werke-Verzeichnis).
Altri brani, invece, hanno titoli descrittivi: molti pensano che siano stati i compositori stessi a deciderli. Invece non sempre è così: escludendo alcune eccezioni, molto spesso i compositori non indicavano alcun titolo descrittivo per le loro composizioni, che avevano natura più che altro astratta; il titolo veniva dato magari dall’editore a scopo promozionale, per incuriosire il pubblico.
Allora come oggi, è il pubblico che fa la differenza. Adesso però cominciamo, rigorosamente in ordine sparso.
WOLFGANG AMADEUS MOZART – EINE KLEINE NACHTMUSIK K525 (PICCOLA SERENATA NOTTURNA)
Come non cominciare con uno dei più grandi e famosi musicisti della storia? Questo è un Notturno per archi composto nel 1787, ed è ancora una delle melodie più famose del mondo. Per curiosità vi dirò che con “Notturno” si intende una composizione musicale ispirata alla notte, e, per estensione, una serenata appunto. Questo tipo di composizioni erano destinate a un ascolto piacevole, senza i risvolti tragici e i tormenti di alcune delle successive composizioni di Mozart. Questo Notturno era probabilmente destinato a una ricorrenza festiva, magari con un’esecuzione in un giardino di un palazzo principesco, com’era in uso a Vienna alla fine del 1700. L’organico previsto è l’orchestra d’archi, formata da violini, viole, violoncelli e contrabbassi. Nonostante lo scopo di questo genere di brani fosse solo quello di intrattenere con leggerezza, la grandezza del genio di Mozart lo rende un brano raffinato e stilisticamente perfetto, tanto da sfidare i secoli con la sua eleganza. Una curiosità: nel film Amadeus, di Milos Forman, il vecchio Salieri nelle scene iniziali parla con un sacerdote per spiegargli il perché della propria disperazione e gli fischietta la melodia proprio di questa serenata. Il sacerdote, che non ha riconosciuto nessuno dei brani di Salieri che questi gli aveva accennato fino a quel momento, finalmente riconosce questo – che però è appunto di Mozart – con gran rammarico del povero musicista ancora una volta misconosciuto.
GIOACCHINO ROSSINI – LA GAZZA LADRA OUVERTURE
La gazza ladra fu presentata alla Scala nel 1817. Oggi però la parte più famosa dell’opera è l’Ouverture, ovvero la parte iniziale in cui l’orchestra suona da sola, senza i cantanti, per fare da “sigla di apertura” all’opera che sta per iniziare. In origine le ouvertures servivano proprio a questo: a far tacere il chiacchiericcio in sala e far prestare attenzione al pubblico, anticipando alcune volte i temi musicali più significativi che si sarebbero incontrati durante l’opera. Questa Ouverture si apre con tre rulli di tamburo su un tempo Maestoso Marziale, per introdurci già dall’inizio nell’ambiente militare che troveremo durante l’opera: la protagonista Ninetta è la promessa sposa di un giovane soldatino di ritorno dal fronte e figlia, a sua volta, di un vecchio soldato ancora in guerra. La trama, tra alti e bassi anche drammatici, conduce per fortuna al tradizionale lieto fine con matrimonio. Poco dopo il rullo di tamburi, infatti, sentiamo un tema di marcia e, un po’ dopo, nuovamente il rullo del tamburo che stavolta ci conduce da un pianissimo a un fortissimo. All’interno di questo brano, inoltre, come in gran parte delle composizioni di Rossini, troviamo anche il famoso “crescendo rossiniano”: si tratta di una sorta di trucco orchestrale del compositore, che per sottolineare l’effetto sonoro fa esporre un tema musicale da un gruppo di strumenti, facendolo poi ripetere più volte e aggiungendo via via tutta l’orchestra con un eccezionale effetto di crescendo sonoro.
JOHANN STRAUSS (PADRE) – RADETZKY MARCH
Johann Strauss senior (Vienna, 1804-1849), detto il “Padre del valzer”, studiò violino e armonia, suonò come orchestrale e come quartettista. Nel 1826 organizzò un piccolo complesso di quattordici elementi che crebbe rapidamente in numero e fama e con il quale intraprese numerosi viaggi di concerto in molte nazioni europee. Nel 1845 si stabilì a Vienna, dove ebbe il posto di maestro di ballo alla corte imperiale e dove, dopo il successo incontrato dai suoi primi valzer, ne compose e pubblicò ben 152. Scrisse inoltre numerose musiche di danza: polke, quadriglie ecc.
Una curiosità: gran parte della musica originale da lui scritta fu bruciata, volontariamente e forse per frustrazione, nel 1907 da uno dei suoi discendenti, Eduard Strauss (Vienna 1835-1916). Eduard compì questo gesto incomprensibile dopo la morte degli altri fratelli, tutti musicisti, che con le loro composizioni non avevano avuto la stessa fortuna musicale degli avi.
Strauss senior compose la Marcia in onore del maresciallo Josef Radetzky, governatore del Lombardo-Veneto e protagonista (nel 1848, a 82 anni) della riconquista di Milano, dopo le Cinque giornate. Ancora oggi la Marcia ripete la sua popolarità ogni anno, quando viene suonata a conclusione del Concerto di Capodanno viennese, mentre il direttore guida il pubblico dirigendone il battito delle mani: lo abbiamo visto per anni in televisione, anche se da qualche tempo a questa parte il Concerto di Capodanno ha anche la versione tutta italiana del Teatro La Fenice di Venezia.
ANTONIO VIVALDI – LE QUATTRO STAGIONI, OP. 8 IL CIMENTO DELL’ARMONIA E DELL’INVENTIONE
Vivaldi, detto il “Prete Rosso”, era veneziano e visse tra il Seicento e il Settecento: intorno al 1723 compose dodici concerti, i cui primi quattro per violino solo e orchestra d’archi dedicati alle Quattro Stagioni, che divennero le sue opere più famose. All’epoca, ovviamente, non c’erano i video di YouTube a commentare la musica, ma Vivaldi aveva messo, in testa a ogni concerto, dei sonetti che raccontavano le descrizioni dei cambiamenti delle stagioni, e la loro collocazione sullo spartito indicava esattamente gli eventi descritti. La musica riproduceva, infatti, quelle caratteristiche che i sonetti sottolineavano, come il canto degli uccellini, l’ebbrezza dell’ubriaco, il temporale o l’abbaiare del cane (che per esempio viene suonato dalla viola con un suono appositamente duro e rauco), dando così vita a uno dei primi esempi di “musica descrittiva”. Come molti altri compositori barocchi, dopo la sua morte il suo nome e la sua musica vennero dimenticati. Fu grazie alla ricerca di alcuni musicologi del Novecento che tornò in auge, diventando uno dei compositori più amati ed eseguiti di sempre. Sulle Stagioni è stato scritto tutto, e le si possono ormai ascoltare nelle versioni più diverse: dalla musica da ascensore alle versioni filologiche con gli strumenti barocchi, fino alle versioni pop o stravaganti di ogni tipo. Cercate quella, per esempio, del violinista inglese Nigel Kennedy con i Berliner Philharmoniker, famoso per aver saputo mescolare generi diversissimi: dalla classica al jazz, dalla musica klezmer degli ebrei aschenaziti a quella celtica fino al rock, collaborando anche con Paul Mc Cartney per esempio, con genio e divertimento.
Ma ecco i sonetti relativi alle Quattro Stagioni:
PRIMAVERA
Allegro “Giunt’è la Primavera e festosetti / La Salutan gl’Augei con lieto canto, / E i fonti allo Spirar de’ Zeffiretti / Con dolce mormorio Scorrono intanto: / Vengon’ coprendo l’aer di nero amanto / E Lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti / Indi tacendo questi, gl’Augelletti; / Tornan’ di nuovo al lor canoro incanto”
Largo “E quindi sul fiorito ameno prato / Al caro mormorio di fronde e piante / Dorme ‘l Caprar col fido can’ à lato”
Allegro “Di pastoral Zampogna al suon festante / Danzan Ninfe e Pastor nel tetto amato / Di primavera all’apparir brillante”
ESTATE
“Sotto dura Staggion dal Sole accesa / Langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde il Pino; / Scioglie il Cucco la Voce, e tosto intesa / Canta la Tortorella e ‘l gardelino. / Zeffiro dolce Spira, mà contesa / Muove Borea improviso al Suo vicino; / E piange il Pastorel, perche sospesa / Teme fiera borasca, e ‘l suo destino”
Adagio e piano Presto e forte “Toglie alle membra lasse il Suo riposo / Il timore de’ Lampi, e tuoni fieri / E de mosche, e mosconi il Stuol furioso!”
Presto “Ah che pur troppo i Suo’ timor Son veri /Tuona e fulmina il Ciel e grandioso / Tronca il capo alle Spiche e a’ grani alteri”
AUTUNNO
“Celebra il Villanel con balli e Canti / Del felice raccolto il bel piacere / E del liquor de Bacco accesi tanti / Finiscono col Sonno il lor godere”
Adagio molto “Fà ch’ogn’uno tralasci e balli e canti / L’aria che temperata dà piacere, / E la Staggion ch’ invita tanti e tanti / D’un dolcissimo Sonno al bel godere”