Diedi un colpo di sopracciglia. «L’avevo capito anche senza bisogno di superpoteri». Harry posò Sean nella culla e gli aggiustò la copertina. «Tua mamma è una scema, mi dispiace»disse. Ma lo fece a voce bassa, per non svegliarlo. Poi chiuse le tendine, come a stabilire che non era solo l’ora di dormire, ma anche di fare una nanna bella lunga. Tornò verso di me e con calma, molto deliberatamente, mi passò una mano dietro alla nuca e mi tirò verso di sé. Sentii le sue labbra sulle mie e la sua lingua sfiorò la mia lingua. Gli posai le mani sul petto, invasa da un’ondata di calore. «Ma Anne non c’è» disse, a voce bassa, «e in ogni caso sta già pensando tutto il peggio, quindi non vedo perché non dovrei dare un po’ di felicità a una poveretta intrappolata in un’isola dimenticata da Dio».

