Capitolo 30 — I coltelli sotto la porcellana

1012 Parole

ALBA La tavola è apparecchiata come un campo di battaglia. Posate allineate al millimetro. Tazze in porcellana fine, troppo bianche per essere oneste. Tovaglioli ricamati con lo stemma dei De Santis. E al centro, delle brioche ancora tiepide, come se un po' di zucchero potesse disinnescare quella che si preannuncia come una detonazione. Sono qui, schiena dritta, le mani incrociate sulle ginocchia. Rimango Silenziosa. Sandro è già seduto, nel suo eterno e calcolato calma. Non ha ancora toccato la sua tazza. Aspetta. L’atmosfera è elettrica, come un predatore sicuro del suo territorio. Alla sua destra, Massimo Valente. Mio padre biologico. Colui il cui sangue mi appartiene, ma nient'altro. Taglia un cornetto con una precisione clinica, ogni gesto metodico come un ordine di esecuzione.

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