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1147 Parole
Quand la sveglia comincia a suonare come da routine, mi ritrovo a soffocare la facia tra i cuscini; e non perché non sia contenta di ritornare a scuola, sia chiaro: ma perché, per l'ennesima notte, ho chiuso a malapena occhio. Il busto riesco a sopportarlo e gestirlo durante il giorno... Ma di notte, mentre sono nel letto e sento questa cosa ingombrante, il sonno va a farsi benedire. E' una fortuna che io abbia la sveglia impostata dal mio cellulare: perché l'avrei presa senza problemi e scaraventata contro un muro. Scanso via le coperte e avverto subito mille brividi che mi si scagliano addosso per il freddo. Sbuffo, mentre mi dirigo verso l'armadio per afferrare i primi vestiti che trovo, slaccio via il busto che posso permettere di togliere solo per brevissimi tratti della giornata, e mi fiondo in doccia. Vorrei potermene stare ore e ore sotto il getto dell'acqua bollente, ma non posso. Per questo, non appena finisco di insaponarmi dalla testa ai piedi, sciacquo tutto via ed esco. Mentre mi pettino i capelli davanti al piccolo specchio del bagno, noto con disgusto delle occhiaie scure sotto gli occhi. Rovisto tra i beautycase di mia madre, e fortunatamente trovo quello che cerco e che potrebbe aiutarmi. Applico una quantita generosa di correttore sotti gli occhi e, per nascondere gli occhi spenti dalla stanchezza, decido di applicare una linea leggera di matita e un po' di mascara. Ovviamente, essendo una frana perché è davvero raro che io mi trucchi, macchio le plapebre mentre tento di applicare il mascara alle ciglia. Soffoco degli insulti, e mi impongo di respirare per mantenere la calma; un po' funziona, e sento il telefono suonare mentre pulisco le palpebre con delle salviette. Rispondo senza nemmeno vedere chi sia e quando porto il telefono all'orecchio sento la voce di Harry dall'altra parte. «Sei sveglia anche tu?» Mi chiede come prima cosa, e io alzo gli occhi al cielo. «Buongiorno anche a te, luna storta.» Sbuffa. «Ricordami perché continuiamo ad andarci.» «Perché ci serve per il nostro futuro?» Rido. Lo sento piagnucolare, mentre io, finalmente, finisco di ripulirli. «Passo a prenderti con Lauren tra mezz'ora? Posso venire con lei?» «Certo», annuisco. E solo dopo, guardandomi allo specchio col telefono tra una spalla e la guancia, ricordo che non può vedermi. «Ce la fai a essere pronta in mezz'ora?» «Devo.» Lo sento ridere dall'altra parte e posso scommettere qualsiasi cosa che stia scuotendo la testa. «Ci vediamo da te.» Dice, e subito dopo riattacca. Do un'occhiata ai miei capelli, poi al phon; e mi viene un'idea alternativi, visto che sono troppo lunghi per asciugarli in meno di mezz'ora, e decido di avvolgerli dentro una fascia e asciugarli in questo modo, così da dargli anche una forma decente. Mentre finisco di sistemare il letto, sento di sotto un clacson suonare. Guardo l'orologio appeso in camera, e mi rendo conto che sono di cinque minuti in anticipo. Quando apro la porta della mia camera, invece, noto di sfuggita un post it rosa attaccato; è di mia madre: mi avverte che non ci sarà neanche oggi per pranzo e mi augura un buon rientro a scuola. Tutto nella norma, penso. Quando esco fuori, mi abbraccio subito nella mia giacca di pile. Vedo subito la macchina di Lauren, parcheggiata come al solito davanti il cancelletto e Harry col finestrino abbassato, ovviamente. Che emette un fischio quando mi vede. «Ci siamo fatte carine, oggi?» Gli alzo il dito medio come risposta e sento Lauren al suo fianco scoppiare a ridere. «Che cattiva influenza le stiamo dando?!» Gli sento dire non appena entro dentro, e subito dopo sento Lauren rispondere, sempre ridendo: «era anche ora!» Ma Harry non risponde, perché continua a fingere la parte dell'offeso. Alzo gli occhi al cielo, e decido di dargli in anticipo quello che ho preparato ieri notte, mentre non riuscivo a dormire. «Questo è per te», gli dico. E subito dopo porgo un sacchetto di carta anche a Lauren, che mi guarda dallo specchietto retrovisore per una manciata di secondi. «Cos'è?» Mi chiede, senza nemmeno aprirlo, per non mollare la presa sul volante. Mentre sento subito Harry esclamare: «muffin al cioccolato!» Ci si butta sopra con un enorme morso e mentre mastica, creando lo sdegno di Lauren che intanto gli sta imprecando contro perché sta spargendo briciole di muffin ovunque. «Ritiro tutto: sei la migliore! La migliore in assoluto! E sei perdonata.» Dice, voltandosi a mandarmi un bacio volante che faccio finta di afferrare. Sentiamo Lauren sbuffare, e subito dopo esclamare: «poi, dopo, ricordami come mai siamo migliori amici!» Vedo Harry sghignazzare dallo specchietto: «perché sono fantastico.» Alla fine, Lauren gli tira un pugno sulla gamba. Quando ci incamminiamo verso l'entrata, vengo sommersa da una novità assolutamente nuova, per me: tantissimi nostri compagni, la quale non mi hanno mai rivolto parola, mi si avvicinano uno a uno mentre cammino accanto ad Harry per darmi il bentornata. Sforzo un sorriso all'ennesimo ragazzo che mi saluta, e saluto con un cenno una ragazza che invece mi sta salutando da lontano. «Cosa cavolo mi sono persa?» Chiedo a denti stretti a Harry, quasi come se avessi paura che possano sentirmi. Harry scuote la testa, completamente confuso quanto me. «Credimi, non ne ho idea.» E proprio quando vediamo un'altra ragazza avvicinarsi, Harry mi afferra da un braccio, trascinandomi e spingendomi letteralmente dentro l'aula di matematica. Chiude la porta alle spalle, nonostante sappia benissimo che non potrebbe farlo all'infuori del professore, e subito corriamo a prendere posto in prima fila; lì almeno non potranno salutarci, sotto lo sguardo vigile del professore. Sospiro non appena entrambi ci sediamo sulle nostre sedie. «Ti avverto», comincia Harry. «Se ci salutano ancora, me ne torno a casa.» «Non so se l'hai notato, ma stanno fermando tutti me!» Sbotto, incredula. «Non so se l'hai notato anche tu, ma fermano anche me perché ci vedono insieme!» Sto per dirgliene quattro, quando la porta si apre e il professore, ovviamente, sbraita del fatto che la porta deve restare aperta fino al suo arrivo. Vedo Harry alzare gli occhi al cielo e sentirlo mentre lo manda al diavolo, e gli rifilo una gomitata quando il professore punta il suo sguardo dritto verso di noi. «Caballero», mi sorride, e d'un tratto ha cambiato tono e sembra essersi trasformarto in volto. «Credimi, non sai quanto mi faccia piacere rivederti. Non sai quanto ho sofferto quando vedevo un'interminabile sfila di fogli macchiarsi di F.» Mi sforzo di ricambiare il sorriso, nonostante sia sempre stato l'unico professore che non mi sia mai andato a genio per simpatia o modi di spiegare, e non aggiungo nient'altro a ciò che ha detto sperando distolga l'attenzione su di me il prima possibile. Fortunatamente, la classe comincia a riempirsi subito dopo, e io sento Harry sussurrare non appena ci da le spalle uno: «stronzo...» Entrambi ci guardiamo e dobbiamo trattenerci per non scoppiare a ridere.
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