«Allora? Mi spiegate perché siete qui insieme, o devo estorcervi ogni singola parola con le pinze?»
Fisso la ragazza che ho di fronte e, nonostante tutto, a distanza di anni ancora mi chiedo perché ce l'abbia così tanto con me. E' successo tutto così, un giorno, per puro "semplice" caso: un giorno era iniziato il primo anno di scuola, pochi giorni dopo è piombata Stella nella mia vita ad odiarmi e a seguirla subito dopo a ruota Nicholas, Lauren e tutti gli altri.
«Harry, io...» Faccio per parlare, ma Harry mi interrompe e d'un tratto decide di alzarsi.
Si piazza davanti a me e Lauren, al centro, come se fosse in un campo minato e lui fosse il punto "neutrale" della zona. Mentre a me, invece, sembra che tutto ciò che ci circonda possa esplodere da un momento all'altro per quanto è pesante l'aria.
«Qui adesso ci calmiamo, tutti quanti.»
Lauren scoppia a ridere, ma di una risata sguaiata e velenosa: non l'ho mai vista così fuori di sé fino ad oggi. Solo a sentirla mi da i brividi, ed è talmente assurdo come una ragazza come lei, dal suo aspetto, possa racchiudere tanto odio dentro di sé e soprattutto tirarlo fuori per ferire le persone nel modo più spietato possibile in cui solo lei sembra riuscirci. E' dannatamente bella, è inutile negarlo; perché quando una persona è bella, non puoi fare altro che ammetterlo, uomo o donna che sia. Ha dei capelli neri e mossi come se avessero una ribellione tutta loro, lunghi ma non tanto i miei che invece mi accarezzano i fianchi con le loro punte. Ha degli occhi da cerbiatta, luminosi e di un colore così particolare e intenso: sono verdi, ma non come il verde smeraldo di Harry, no... Sono di un verde ghiaccio, con delle pagliuzze quasi sull'oro all'interno. Ha un naso dritto e leggermente all'insù, delle labbra pienissime e rosse talmente tanto che non l'ho mai vista metterci del rossetto di qualsiasi altro tipo di colore per coprirle. E la pelle è talmente bianca, priva di imperfezioni, che non fa altro che rialtare tutti questi suoi colori e quelle sue particolarità.
E' il mio esatto opposto, totalmente: io ho la pelle molto più scura della sua essendo olivastra, non arrivo a sfiorare il metro e cinquanta, ho un corpo minuto con una prima scarsa di seno in confronto al suo che è molto più abbondante e sodo del mio, se non fosse pe il sedere che entrambe abbiamo quasi simile; tutte e due alto e pieni, il tipico sedere a mandolino. Con la differenza enorme che il suo è "giusto", mentre il mio è veramente grande e pronunciato per una ragazza della mia statura e soprattutto della mia altezza; motivo per cui vengo chiamata specialmente da Stella "balenottera".
«E sentiamo, Haz, perché mi dici già da adesso di calmarmi?»
Fisso Harry, che subito con un cenno mi liquida facendomi capire che mi spiegherà tutto più tardi. Chi diamine è Haz?
Ma non ho nemmeno il tempo di pensarci che sento Harry risponderle: «perché io e Camila siamo amici.»
Panico. Prego - e spero - in tutte le lingue del mondo di aver capito male: perché non può aver rivelato a Lauren, e soprattutto in questo modo, del suo avvicinamento a me.
E non so nemmeno io perché, forse perché sono sadica, o forse perché non ci sto capendo più niente e quindi sto piano, piano impazzendo, ma invece di scapparmene a gambe levate il più lontano possibile da qui, io... Fisso Lauren. Sì, esatto: la sto fissando!
«Amici, eh?!» Dice, e Lauren non distoglie lo sguardo dai miei occhi nemmeno per sbattere le palpebre. «E da quando noi ce la facciamo con le puttane?»
Crack.
E la mia sicurezza cade di nuovo a pezzi.
Distolgo lo sguardo, e d'un tratto sento di dover fissare l'erba mentre sento gli occhi che cominciano a pizzicare.
«Da quando non devo dare a nessuno una cazzo di spiegazione, ne chiedere un cazzo di permesso!» Alzo lo sguardo, e vedo Harry avvicinarsi lentamente a Lauren; che nel frattempo è rimasta impassibile nella sua bolla di odio. «Sono stato chiaro, o vuoi metterti contro di me e voltarmi le spalle per dei pregiudizi del cazzo che avete soltanto voi?» Urla, e sia io che Lauren a quanto pare indietreggiamo di un passo.
«Lauren, hai fatto!?» E ci mancava soltanto lei.
Quando Stella ci raggiunge, stranamente con solo la compagnia di Nicholas, è sudaticcia, con la coda di cavallo scomposta e il viso acqua e sapone di chi sembra essersi appena scqiacquato il viso.
«Ehm, ragazzi?...» Stella mi guarda coi suoi grossi occhi azzurri, e mi meraviglio quando noto che non c'è stavolta nessuna traccia d'odio dentro o la solita faccia schifata di chi vede uno scarafaggio camminarle davanti ai piedi, e per poco non rischia di vomitare. O peggio, correre via strillando.
Mi guarda, e con un sopracciglio alzato inclina il capo indicandomi Lauren di fronte a sé che le da le spalle. E' surreale... Ma ho appena visto Stella Evans - quella Evans, e non la madre di Harry Potter - chiedere a me qualcosa. Certo, non in maniera amichevole o come due persone normali, è vero... Ma è pur sempre un miraggio, no?
Ero talmente scioccata a fissare Stella che cercava di mimarmi dio solo sa cosa coi suoi gesti incomprensibili, che solo ora mi accorgo della presenza di Lauren di fronte a me. Ecco, questo è un'altra piccola differenza tra me e lei: io non supero il metro e cinquanta, lei invece sfiora di sicuro il metro e settanta.
Indietreggio portandomi una mano al petto, perché per poco non ho rischiato un infarto ritrovandomela davanti e no, non sto affatto scherzando.
«Che cazzo vuoi fare, Laur...» Comincia Harry, mentre cerca di avvicinarsi velocemente verso di noi.
Ma, ancora una volta, non so nemmeno io cosa diamine sto facendo: con un gesto indico ad Harry di non avvicinarsi e di lasciar perdere. Vedo per una manciata di secondi il suo viso trasformato dalla preoccupazione, mentre io avverto il cuore martellarmi sempre più forte nel petto a ogni passo che compie Lauren per avvicinarsi sempre di più a me. La guardo dal basso, mentre per poco non sento i suoi seni sfiorarmi il mento, e mentre mostro un coraggio che in realtà non ho sento il corpo tremare dalla testa ai piedi.
Ma non è solo paura.
E' come se mille brividi di freddo si stiano divertendo a torturarmi.
Si abbassa quel poco che le basta per ritrovarsi alla mia altezza, il ché non è nemmeno tanto, e per un attimo ho temuto di poter avere un infarto quando quegli occhi glaciali si sono impiantati nei miei così tanto vicino. «Ascoltami bene, piccola mocciosetta...» Sussurra. Sento il suo respiro caldo contro le mie labbra, e per poco non vado in apnea. «Non credere che tu mi piaccia solo perché quel coglione ha deciso di starti vicino: quelle come te mi faranno sempre pena. E' chiaro?»
Si allontana di scatto, e d'un tratto sento l'aria ritornare di nuovo respirabile.
«Perché, Lauren!?»
E non sono nemmeno sicura di quello che ho sentito, ma mi è apparso di sentire la mia voce urlarle mentre, dandomi le spalle, quella ragazza che tanto mi odia si allontanava. E vorrei davvero non averlo mai fatto...
La vedo voltarsi, e d'un tratto ritornare a grosse falcate verso di me. Non ho il tempo, né il modo di razionalizzare ciò che sta per succedere: sento a malapena Harry urlare: Lauren, no! E, d'un tratto, la guancia andare a fuoco.
«Perché sei una troia, ecco cosa sei! Che c'è?! Ti aspettavi che scopandoti Nicholas facessi un torto a Stella, solo perché ti ha rifiutata ai provini di cheerleading?» Mi guardo attorno, scioccata.
Cosa diamine sta succedendo?!
E cosa cavolo significa quello che ha appena detto!?
Non può assolutamente essere vero...
«No! No, io...»
«Sei una puttana!»
Indietreggio, ma mi ritrovo piegata in due. Avverto una fitta di dolore espandersi dallo stomaco al torace, e d'un tratto mi sembra di essere un pesce fuor d'acqua; non riesco a respirare.
«Lauren, ma che cazzo fai!» Sento Harry sbraitare, e un'altra voce femminile, probabilmente Stella, strillare.
Avverto le lacrime uscire fuori, ma non solo per il dolore lancinante che sto provando: ma anche per la rabbia, per la frustazione, per tutte le cose ingiuste e false che ho appena sentito su di me. In lacrime, dolorante e con l'ultimo briciolo di dignità distrutta, cerco di rimettermi dritta per andarmene via, ma non funziona: il dolore comincia ad essere talmente forte che comincia a salirmi la nausea. E, infatti, vomito.
«No, no, no, no, no, cazzo, no!»
Qualcuno mi afferra per i capelli, e in questo momento quel gesto mi rincuora: non sopporterei di tornarmene a casa sporca di vomito dalla testa ai piedi.
«Aiutami, cazzo!» Sento Harry urlare, e mi accorgo ch'è proprio lui che mi sta aiutando in questo momento.
Riconosco la voce di Lauren mentre balbetta un debole: «Haz, io...» Ma Harry è fuori di sé, e sento le sue urla forte e chiare quando, non appena il mio volta stomaco passa, in un niente mi afferra tra le braccia. «Ho detto muoviti!»