La famiglia s'era ritirata nelle stanze più remote da quella ove Francesco Ajala se ne stava rinchiuso. Nessuna voce, nessun rumore giungevano agli orecchi di lui, che, seduto su la poltrona a piè del letto, guardava la soglia illuminata sotto l'uscio nero, spiava il lieve, cauto scalpiccìo su l'assito della stanza attigua e si sforzava d'indovinare chi vi passasse in punta di piedi. Non LEI, certo: era Agata... era Maria... era la serva... - La concerìa, - volle un giorno rammentargli la moglie. - Vuoi che proprio tutto si perda così? - Tutto! tutto! - le rispose egli. - Morremo di fame. - E Maria? Non è figlia tua anche lei? Che colpa ha la povera Maria? - E io? - gridò l'Ajala, levandosi torbido davanti alla moglie. - Che colpa avevo io? Tu l'hai voluto! Si frenò, sedette di nuovo;

