Soffocai la mia rabbia. Non era diretta ad Aria, e nemmeno a Romero. Per prima cosa, lei non avrebbe dovuto sentirsi costretta a fare affidamento su di lui. Chiusi la portiera, passai davanti al cofano e mi misi al volante. Durante il tragitto verso New York, Aria si addormentò e la lasciai dormire. Sembrava esausta. Con lo chemisier che indossava, la pancia non si vedeva, e tuttavia il mio sguardo continuava a tornare lì. Dopo aver parcheggiato in una zona vietata, svegliai Aria. Sussultando, si tirò su a sedere. I suoi occhi registrarono l’ambiente circostante. «Siamo già a Manhattan?» «Hai dormito durante il viaggio» le dissi. «Scusa.» Sbirciò fuori dal finestrino. «Sei sicuro che non ci rimuoveranno l’auto?» «Sì» risposi. Scesi, incrociando lo sguardo del proprietario del ristoran

