Italia – Provincia di Napoli • Città di Castellammare di Stabia – Giovedì 17 maggio 2018 • “Sede della Uniavalon”
Allertata dalla richiesta, pervenuta da parte di numerosi studenti, di poter accedere alla biblioteca di “EVA - Editrice virtuale Avalon”, la Presidente della “Uniavalon” aveva voluto accertarne la motivazione.
Dopo la verifica dei nomi, era venuta a conoscenza che i postulanti appartenevano alla “Aula Sperimentale” i cui discenti erano stati selezionati personalmente da lei stessa. Per saperne di più pensò di convocare l’insegnante incaricato di seguire quel nuovo, vivace e nutrito gruppo di lavoro.
«Accomodatevi, Professor Mannino…» aveva invitato, amabilmente, la Presidente indicando una delle due poltrone davanti la propria scrivania ma, poi, continuando: «…come l’hanno presa i ragazzi con il nuovo stile di fare ricerca e auto-formazione?»
«Mi pare che le cose si siano avviate nei modi da lei richiesto» aveva risposto il Professor Giuseppe Mannino, toccandosi l’incolta barba, tanto per darsi un contegno giacché si sentiva un poco intimidito nonostante conoscesse la Presidente da diversi anni.
Il fatto era che la Presidente si era laureata, a pieni voti, molto giovane in matematica presso la prestigiosa Università Federico II di Napoli ed aveva una personalità talmente spiccata che difficilmente la si poteva contrastare. Già preside di un istituto tecnico di Castellammare di Stabia, era divenuta, col tempo, una anziana insegnante che aveva fatto del lavoro la missione della propria vita. Era, insomma una partenopea “verace” di Vico Equense, che quando parlava si rivolgeva, alle persone dando del “voi”: un modo che, compitamente, faceva mantenere le distanze. Quella del “voi” è una espressione di grande riguardo che, nella napoletaneità del linguaggio, si dà alle persone che più si stimano. Da tutti, nonostante avesse un cognome molto noto nella regione, era chiamata, in modo abbreviato, “la Presidé” o talvolta, ricordando i suoi trascorsi di Dirigente di Istituto, “la Preside” omettendo l’accento finale posto secondo il vezzo napoletano.
Quando si parlava di lei, poco mancava che ci si mettesse sull’attenti togliendosi il cappello, per chi lo portava in capo. Ciò non toglie che la Signora Preside avesse una mentalità giovane che le proveniva dall’aver vissuto accanto ai “suoi ragazzi” come amava definire le leve che preparava ad affrontare il futuro nel mondo accademico ed, anche, in quello professionale.
«Siete stato voi a dare il suggerimento di chiedere di visionare tutti i romanzi scritti da Learco Learchi?» aveva chiesto la Preside.
«Mi sono limitato a comunicare che uno degli scrittori sponsorizzati dalla “Editrice Virtuale Avalon” è tale Learco Learchi che ha pubblicato diversi romanzi ed in questi vi sono precisi riferimenti a temi similari a quelli della ricerca dell’Aula Sperimentale da lei selezionata personalmente. Ho anche chiarito che l’autore ha sempre voluto premettere che il contenuto dei suoi racconti nasce dalla propria fantasia. Immagino che, poi, da cosa sia nata cosa con la richiesta di poter leggere i racconti del Learchi. Non penso di avere sbagliato!» si era giustificato, timoroso, il Professor Mannino.
L’atteggiamento del professore faceva capire che non condivideva affatto quell’esperimento voluto dalla Presidente: egli agiva limitandosi a fare strettamente quanto a lui richiesto ma non metteva nulla di più né alcun suo entusiasmo in quel delicato incarico.
«No, non avete sbagliato e penso che il principio di visionare tutto il materiale di cui si dispone sia un iter corretto in questo tipo di ricerca. Sono fatti sulla cui credibilità è logico diffidare. In fin dei conti ci troviamo difronte a dei semplici indizi.»
«Concordo ma bisogna tenere presente che nel nostro Corso di Archeologia insegniamo che quando non ci sono prove contrarie, gli indizi ne assumono la veste di conferma.»
«Avevo dimenticato questo principio e vi ringrazio di avermelo ricordato. Grazie Professor Mannino, potete ritiravi ma tenetemi al corrente se emergessero fatti nuovi. Anch’io farò altrettanto con voi.»
La Presidente si era resa conto di aver fatto la scelta dell’insegnate sbagliato e la mancanza di grinta del Professor Giuseppe Mannino, oltre a quel suo modo “asettico” di condurre l’aula, rischiava di far naufragare, sugli scogli dell’indifferenza, il progetto da lei voluto. Doveva trovare l’uomo adatto, ma chi sarebbe stato?