III L’indomani Rosalie non poté servire il caffellatte prima delle nove. Hélène si era alzata tardi, indolenzita e pallida per gli incubi della notte. Frugò nella tasca del vestito, tastò la lettera, la riaffondò e andò a sedersi davanti al tavolino, senza una parola. Anche Jeanne sentiva la testa pesante - l’aria cupa e turbata. A malincuore aveva lasciato il suo lettino, e senza avere, quel mattino, l’animo di rimettersi a giocare. Dal cielo, quel mattino fuligginoso, una luce torva che attristava la camera e in improvvisi rovesci di quando in quando ne fustigava i vetri. - Mademoiselle è giù di corda, stamani - borbottava Rosalie fra sé e sé - Non può certo essere allegra due giorni di fila… Ecco cosa significa aver saltato tutto il santo giorno, ieri! - Non stai bene, Jeanne? - si i

