C’era odore di tempesta, là fuori. Kim Park saltò fuori dal tombino, gettando la borsa di cuoio marrone – circa dieci chili di gioielli – sulla strada, a pochi centimetri dal piede di Van der Schwan. Il vecchio si gustava un sigaro, tutto contento. Quello stronzo. Kim Park non era mai stato un tipo paziente. Pensava in fretta, e sparava ancora prima. Per questo, probabilmente, l’avevano radiato dall’esercito del suo paese. Per questo e per l’insubordinazione. E il furto di materiale bellico. Cacciato e degradato, nonostante fosse uno dei migliori, in materia di esplosivi. C’era qualcosa, nel plastico, nella nitroglicerina, come l’essenza di un potere ancestrale, semidivino, che trascendeva le formule chimiche e la semplice combinazione degli elementi. Qualcosa di sacro, che meritava ris

