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189 Parole

7 Notte dopo notte, estate e inverno, il tormento delle tempeste, la calma del bel tempo, — simile a una freccia — tennero banco senza interferenze. Ascoltando (se ci fosse stato qualcuno ad ascoltare) si poteva sentire dalle camere di sopra della casa vuota soltanto il grande caos rigato dal lampo, che tuonava e scuoteva, mentre i venti e le onde giocavano come le masse informi dei leviatani le cui fronti non siano mai state trafitte dalla luce della ragione, e si montavano addosso l’un con l’altro, e saltavano e si tuffavano nel buio o nella luce del giorno (perché giorno e notte, mese e anno fluivano insieme senza più forma) in giochi idioti, finché sembrava che l’universo stesso combattesse e s’azzuffasse, senza scopo, in confusione brutale e voglie lascive. In primavera le urne del

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