Joker scosse tristemente la testa. «Per il momento nessuno ha accettato.»
Ryden li fissò. «Solo entrare e chiamarlo paparino?»
«Esatto,» confermò Ace con un gran sorriso.
L’altro fece spallucce. «Lo faccio io.»
Jack si alzò subito dalla scrivania e si mise di fronte a Ryden. «Guarda, sei qui da più di sei mesi. Il tuo periodo di grazia con King è finito. Non ascoltare questi stronzi.»
«Dai, Jack. Lascia in pace il soldato,» disse Joker, con una luce malvagia negli occhi.
Lui fece una smorfia. L’amico era un gran provocatore.
Ryden girò intorno a Jack. «Come cazzo mi hai chiamato?»
Joker sbatté le palpebre. «Cosa?»
Mai chiamare soldato un Marine.
L’uomo andò a grandi passi alla scrivania, afferrò i soldi, se li infilò in tasca e diede un colpetto sulla spalla a Joker. «Vuoi vedere delle palle? Mai mandare un mangiatore di serpenti a fare il lavoro di un Marine.» Uscì svelto dalla stanza e Jack fissò arrabbiato i suoi amici.
«Magnifico. Avete appena ammazzato il tizio nuovo.»
Jack e Joker si scambiarono un’occhiata e poi scattarono verso la porta, con Ace e Lucky alle calcagna. Tre di loro, cercando di uscire tutti insieme, rimasero incastrati. Lui spinse fuori Joker e, quando inciampò, ne approfittò per correre verso l’ufficio di King.
Jay era alla sua scrivania, con le gambe accavallate e l’e-reader in mano. Non diede cenno di aver visto la carica selvaggia che puntava verso di lui, si limitò a premere il bottone per girare pagina, con gli occhi incollati allo schermo.
«Fatemi sapere se devo fare un altro ordine di crema antidolorifica.» Alzò lo sguardo canticchiando. «Potrei farlo comunque. Con dieci ordini in un mese, ho una candela profumata gratis. È da un po’ che voglio provare la loro Crisi di Mezza Età.»
Si ammassarono tutti attorno alla sua scrivania, vicino alla porta di King, che per fortuna Ryden aveva lasciato socchiusa.
«Perché non l’hai avvertito?» sussurrò Jack a Jay, che sollevò verso di lui i suoi occhioni azzurri. I lineamenti morbidi e giovanili lo facevano sembrare molto più innocente di quanto fosse davvero.
«Perché mi ha preso in giro per il papillon e quindi deve morire.»
Ace fece un risolino. «Il Marine ha le palle. Bisogna ammetterlo.»
«Qualcosa ce l’ha di sicuro,» mormorò Jay, riportando l’attenzione al libro.
«Ehi, Jay, si vede proprio che sei del sud,» scherzò Lucky.
Il giovane si mise una mano al petto e sbatté le ciglia. «Beh, ma dai, non mi dire.»
«Sei adorabile,» rispose Lucky prima che tutti rivolgessero nuovamente l’attenzione all’ufficio di King.
«Certo, paparino.»
Silenzio.
Ancora silenzio.
«Fred, adesso devo andare. Ti richiamo. Sì, grazie.»
Cazzo! King era al telefono.
«Come mi hai chiamato?» Jack si coprì la bocca con le mani al sentire il ringhio basso e minaccioso di King. Non sapeva se ridere o urlare per mettere in guardia il povero Ryden.
«Ehm, paparino?»
Silenzio.
«Oh, merda!» urlò Ryden, e un attimo dopo una macchia sfocata di movimento e colore volò fuori dall’ufficio. Jack capì che si trattava dell’ex Marine e non esitò. Afferrò il braccio di Joker ed entrambi portarono subito via il culo, allontanandosi dalla scrivania di Jay.
«Ace!» urlò King, e Jack sapeva già cosa stava per succedere.
«È colpa dei Jolly!»
Quello stronzo di Ace.
Ryden si nascose dietro la scrivania di Mason e Jack gli fece segno di entrare in ufficio. Ormai era un si salvi chi può, ma comunque doveva fare un tentativo. L’uomo guardò Mason, che spostò lo sguardo da King a Ryden e viceversa per poi chinarsi rapidamente. Subito dopo, l’ex Marine cadde fuori dall’altro lato della scrivania. Tutti scoppiarono a ridere. Ryden si alzò e corse accovacciato verso l’ufficio di Jack, come se King non potesse vederlo.
«Spari a un tizio una volta e quello se la lega al dito per tutta la vita,» mugugnò Ryden mentre si rannicchiava accanto a loro.
Jack fece una risatina.
«Dato che avete così tanto tempo libero, portate il culo giù sui materassi.»
Lui lasciò cadere la testa contro la porta con un gemito, poi si girò e lanciò un’occhiataccia a Joker. «Vedi che cazzo hai fatto?»
«Porca puttana.» L’amico tirò un pugno sul braccio di Ryden. «È colpa tua, stronzo.»
L’altro reagì con una spinta. «Colpa mia? Sei tu che mi hai convinto a farlo, coglione.»
«E non potevi aspettare che finisse la telefonata?»
«Non ci ho pensato.»
«Evidentemente. Cretino.»
«Fanculo, Sacha.»
«Siamo tutti ugualmente nella merda,» disse Jack, alzandosi. Fece un sospiro rassegnato. «Forza, stronzi, andiamo.»
Ryden lo fissò. «Aspetta, vuole davvero che andiamo giù in sala allenamento?»
«Sì.»
L’uomo passò nervosamente lo sguardo da Jack a Joker e viceversa. «E… ehm, cosa ci farà?»
«Un culo così.»
«Vuole allenarsi con noi?»
Joker rise sonoramente e lui scosse la testa. Quando uscirono dall’ufficio, King era sparito. «No, vuole farci il culo.»
«Mi state dicendo che nessuno di voi fenomeni riesce a metterlo al tappeto?»
Joker sbuffò. «Non essere presuntuoso, Marine. Nessuno in tutto il palazzo ci riesce. Tutti ci hanno provato e hanno fallito. È molto divertente da guardare, però.»
«Finché non è il tuo turno,» aggiunse Jack con un risolino, premendo il pulsante per far scendere l’ascensore.
«Comprensibile.»
«Dov’è il tuo amico peloso?» domandò Ryden a Joker.
«Chip ha degli orari di allenamento diversi, quando non c’è nessun altro.»
«E perché?»
«Ma scherzi? Abbiamo un palazzo pieno di ex soldati che fanno a botte. Le cose si fanno serie. Chip è un soldato. Vogliamo evitare a ogni costo che ci sfugga qualcosa di mano e che il cane pensi che uno dei suoi compagni stia venendo attaccato. Rischiamo che qualcuno perda un arto.»
Ryden annuì piano, a occhi spalancati. «Sai, a volte mi chiedo se non sarei stato più al sicuro in prigione.»
Le porte dell’ascensore si aprirono nel seminterrato, appena in tempo per vedere Ace librarsi in aria e atterrare con un gemito da qualche parte alla loro sinistra. Joker ridacchiò e diede una pacca sulla spalla di Ryden mentre gli passava accanto.
«Benvenuto in famiglia, amico.»