«Parlami di te» gli dico mentre una leggera brezza ci scompiglia i capelli.
Il metallo della panchina illuminata dal lampione sulla quale siamo seduti è freddo come la notte.
Lui corruga la fronte. «Cosa vuoi sapere?»
«Qualunque cosa».
Alza il capo e guarda le stelle. «Beh... All'età di sette anni mi sono iscritto in una scuola di danza e dopo cinque anni di studio ho mollato tutto».
«Posso chiederti perché?»
Si passa una mano tra i capelli. «Non saprei. Forse con il tempo ho iniziato a vedere la danza come una cosa in più e non come una passione. Non mi entusiasmava. Non mi regalava più emozioni»
«Strano» mi gratto il sopracciglio sinistro. «Io non danzo da quando mi sono trasferita qui e non vedo l'ora di rifarlo».
«Hai danzato con me sul tetto di quella casa sulla spiaggia quando sei caduta in mare».
«Poi ti sei tuffato e mi hai riportato a galla».
Restiamo qualche secondo a fissarci. Quando lo guardo non vedo in lui una brutta persona. Forse ha ragione quando dice che Odette dice falsità.
«E ti riprenderò ogni volta che cadrai».
Il mio cuore manca un battito. Qualcosa dentro di me si accende e l’idea delle sue mani sulla mia pelle evoca in me un ardore che sembra volermi avvolgere viva.
Ora il suo viso è davanti al mio. Così vicino che basterebbe la leggera spinta di uno spiraglio di vento per avvicinare le nostre labbra.
«Dovevamo essere amici» gli dico.
«Non posso essere tuo amico se ogni volta che ti guardo ho voglia di baciarti».
Oh Hero, baciami. Baciami e mostrami che non sei come gli altri. Perché ho bisogno di uno come te. Di uno che è come tu stai dimostrando di essere. Sei davvero come appari?