20 - HERO

1339 Parole
Esco di casa correndo: è tardissimo! Credevo di aver rimandato la sveglia di dieci minuti, invece l'ho rimandata di mezz'ora. Non mi sono mai preparato in così poco tempo. Mia madre pensava che mi trovavo già in bagno mentre, invece, dormivo, quindi non è venuta a svegliarmi come fa di solito. Mentre corro a scuola, accendo il cellulare e mando un messaggio a mia madre per dirle di non prepararmi il pranzo perché dopo scuola vado al centro commerciale con Chiara, Tommy e Jo. Finalmente arrivo a scuola e - anche se sono in ritardo di dieci minuti - i collaboratori scolastici, o bidelli, mi permettono di entrare. Cammino velocemente lungo il corridoio e noto che la porta dell'aula è chiusa. Oh no! Alla prima ora c'è la prof Cavallaro! Lei non tollera i ritardi. Non tollera nulla. Busso ed entro. «Buongiorno, scusate il ritardo». «Si entra a quest'ora?» grida la prof. «Mi scusi, ho fatto tardi e» «Non mi importa! Adesso esci fuori e rientra alla seconda ora» dice. Spero stia scherzando. Non dico nulla e rimango in piedi davanti alla porta. «Sei sordo?» chiede e capisco che dice sul serio. Poso lo zaino a terra ed esco dalla classe. Mi sento arrabbiato e umiliato, sono entrato solo dieci minuti più tardi e ora mi ritrovo cacciato fuori dall'aula. Questa giornata è iniziata malissimo, spero che l'uscita con i miei amici mi tranquillizzi. «Vedo che cominciamo bene il secondo giorno di scuola» sento dire da una voce maschile. Mi volto. «Ciao Andrea». Salutare questo ragazzo del terzo anno è una condanna a morte. È dal primo anno che cerca di rendere difficile la mia permanenza in questa scuola senza un apparente motivo. Molti dicono che prova così tanto disprezzo nei miei confronti perché - da quando sono arrivato qui - il suo fan-club, composto da ragazze in preda agli ormoni, si è trasformato nel mio. Non posso farci nulla! Lui prende la sua sigaretta elettronica e, dopo aver fatto un tiro, spinge il fumo verso di me. Non lo sopporto. Fortunatamente non mi ha detto nulla di offensivo come fa di solito. L'ora della Cavallaro passa in fretta e le lezioni, fortunatamente, non sono troppo pesanti. Chiara ha un occhio nero che cerca di nascondere sotto il trucco; l'ho notato appena sono entrato in classe. Quando, durante la seconda ora, le ho chiesto come se lo fosse procurato, lei ha risposto di essere inciampata e caduta. La sua scusa non regge, ma ho deciso di non porle ulteriori domande per non infastidirla. La nuova arrivata è più carina di quanto ricordassi, indossa una T-Shirt bianca infilata dentro una gonna rosa molto corta. Le lezioni scorrono velocemente come una pennellata ad acquerello con troppa acqua, e arriva il momento di andare al centro commerciale con i miei migliori amici e Jo. «Andiamo a piedi o prendiamo il pullman?» chiede Tommy uscendo da scuola. «So che la destinazione è lontana da qui, ma se andiamo a piedi diamo l'opportunità a Jo di vedere la città» dico. «È un'ottima idea, se per Jo va bene» risponde Chiara ed io non riesco a non notare il livido che ha sull'occhio Jo sembra felicissima. «Vi ringrazio per la proposta. Sarebbe bellissimo vedere la città con voi, ma se per voi è più comodo un mezzo pubblico prendiamo quello». «Tranquilla, camminare fa bene!» esclama Tommy e noi ridiamo. Mostriamo alla nuova arrivata tutti i posti più belli della città compresi nel tragitto scuola-centro commerciale. Sembra rimanere affascinata dai numerosi monumenti e dalle tante piazze, proprio come me. Finalmente arriviamo a destinazione, decidiamo di pranzare in una paninoteca all'interno dell'edificio e sfruttiamo l'occasione per conoscerci meglio. Tommy paga anche il pranzo di Chiara ed io quello di Jo che sembra essere un po' imbarazzata, ma felice. Le fossette che le spuntano sul viso quando sorride sono tenerissime e le guance arrossite per l'imbarazzo rendono il suo volto ancora più carino. Dopo aver pranzato, facciamo un giro per i negozi. Poi usciamo dall'edificio e decidiamo di andare in spiaggia. Ci troviamo ancora per strada quando una voce maschile esclama: «Chiara!» La mia migliore amica si volta a vedere chi la sta chiamando. È Chris. «Ciao Amore» la saluta lui. «Ammetto di essere sorpreso di non essere stato invitato a stare con voi». Chiara si passa una mano tra i capelli. «Avrei dovuto farlo io, ma questa è un'uscita tra compagni di classe. Tu hai già finito il liceo». «Oh... Che situazione imbarazzante» dice. E ha ragione! La tensione inizia crescere e un leggero vento accompagna la loro conversazione. «Vieni, ti accompagno a casa» continua lui rivolgendosi alla sua ragazza. «Torno con loro, tu puoi anche andare» risponde lei. «Sono sicuro che si divertiranno anche senza di te, forza andiamo!» dice Chris forzando un sorriso. «Ragazzi, ci vediamo domani» dice lei entrando in auto contro la sua volontà. «Date un passaggio anche a me? Sapete... È tardi!» chiede Tommy. Ma non si rende conto che è una richiesta inopportuna? Chris sembra volergli dire di no, ma Chiara risponde che lo accompagneranno loro. L'auto corre ed io e Jo siamo soli. «Cosa vuoi fare?» le chiedo. Il sole torna a splendere e non si sente la presenza del vento. «Vedi quella casa abbandonata sulla scogliera?» mi chiede indicandola. «Si, ci sono andato molte volte in estate con Tommy e Chiara» rispondo. «Mi piacerebbe danzare sul terrazzo di quella casina» dice tutto ad un fiato. «È una cosa strana lo so». «Allora andiamo!» esclamo sorridendo. «Dici sul serio?» mi chiede stupita. «Si, andiamo!» rispondo e ci incamminiamo ridacchiando. Entriamo in quella piccola abitazione abbandonata che sembra stia per cadere a pezzi. Saliamo le scale. È una casa piccola, ma è molto alta. Ha un terrazzo al posto del tetto, ma nessuna ringhiera che impedisca a chiunque ci salga di cadere giù... nelle acque del mare. «Fammi vedere qualche passo» dico. «No dai... mi vergogno» risponde nascondendo il volto tra le mani. Poi ride. «Allora... se non vuoi incominciare tu mostrandomi un tuo assolo... Mi concedi l'onore di questo ballo?» chiedo porgendole la mano. Lei si mostra titubante, poi sorride. «Con piacere». Poggia la mano sulla mia e delicatamente improvvisiamo un passo a due. Io rimango stupito del suo talento e lei sembra essere entusiasta del mio. Durante la danza, ci avviciniamo un po' troppo alle sporgenze. Durante i miei tanti anni passati a studiare danza, con nessuna mi sono mai sentito come mi sento con lei. Il fuoco che ho sentito il primo momento in cui l'ho vista ritorna a bruciare e il calore che emana è più scottante di prima. Dopo vari giri, prese e i delicati movimenti delle gambe accompagnate dalle braccia; lei fa cinque piroette sul bordo del terrazzo e - improvvisamente - perde l'equilibrio precipitando in mare da circa sette metri di altezza. Jo! Mi tuffo anch'io prima ancora che ella tocchi l'acqua. La sensazione del vuoto mi spaventa. Ho sempre avuto paura di tuffarmi da altezze molto elevate, ma - anche se non conosco il motivo - sento che per lei farei di tutto. Perché è così che mi fa sentire: capace di fare qualunque cosa. Lei mi prende per mano e mi porta verso luoghi e mondi sconosciuti dalla mia mente, e non ancora scoperti dal mio cuore. Il sale dell'acqua mi provoca bruciore agli occhi e mi è quasi impossibile riuscire a vedere qualcosa. Poi alzo lo sguardo e in lontananza vedo Jo tentare di risalire a galla, ma la corrente delle onde che si scontrano con la scogliera le rendono impossibile il movimento. Nuoto verso di lei, le afferro i fianchi e nuotiamo insieme verso la superficie. Appena raggiungiamo la spiaggia, ci stendiamo sulla sabbia bagnata. «Mi hai salvata》dice lei col fiatone senza sapere che è stata lei a salvarmi, a salvare il mio cuore. Dopo i vari tradimenti ricevuti da parte di Odette, ho trascorso gli ultimi giorni d’estate credendo di non riuscire a innamorarmi di nuovo. Ora penso che questo cuore ferito possa presto tornare a battere.
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