Capo 4
Il generale Malan era un cuore tenero e quando gli ordinavano di mandare al macello interi reparti per occupare «posizioni strategiche», destinate a ricadere subito in mano al nemico, si sentiva morire. Una volta aveva dovuto addirittura correre al cesso per vomitare.
I suoi colleghi davanti alla mappa con le bandierine, i soldatini e i cannoni, fumavano e ridevano.
Quando qualche capitano telefonava che li stavano distruggendo con le cannonate, e non erano quelle austriache, spostavano un po’ più avanti la loro batteria di piombo:
«Ci vuol del tempo per aggiustare il tiro, che diamine!»
E dicevano che gli uomini non avevano più il coraggio di una volta, come alla Bezzecca. Ma nel ’66 erano volontari e poi c’era Garibaldi, testa calda, però gran comandante!
Li aveva sentiti ridere e discutere, quando come un cameriere gli portava il cognac, mentre il telefono da campo amplificava nella stanza gli scoppi e le urla.
E Malan, incaricato di tenere i contatti con gli ufficiali al fronte, provava a rincuorarli:
«Coraggio, maggiore, resista! Tenga gli uomini al riparo. Stiamo provvedendo!»
Ma sapeva benissimo che di riparo non ce n’era e che al Comando erano fatalmente lenti.
Una sera scese nel suo ufficio, sigaro in bocca e bicchiere largo di cognac in mano.
«Allora, sergente maggiore Rambaldi, contento del tuo posto? Sei un uomo prezioso per tutti: truppa e ufficiali. Noi sappiamo bene quanto lavoro riesci a fare e sappiamo anche di certe tue capacità, che non ti frutteranno un encomio, ma servono a tutti in questi tempi duri. A proposito, sergente maggiore, quando è venuto in visita il comandante di quel reparto di Arditi decorato al valor militare, mi ha fatto assaggiare una polverina… sono certo che tu sai benissimo di che cosa parlo.»
Aveva gli occhi lucidi e si mordicchiava le labbra. Pover’uomo pensava Valentino, non ce la fa a dare quegli ordini:
«Non vi preoccupate, signor generale, ci penso io» lo rassicurò.
Da allora a Malan sembrò un po’ più sopportabile fare quello che doveva per restare generale, tanto un po’ di più, un po’ di meno di quella roba, per i suoi uomini era lo stesso: con le perdite che avevano tutti i giorni gli Arditi, ce n’era per tutti, anche per chi non saltava nelle trincee dei nemici.
Tutto filava tranquillo, Valentino era sulla cresta dell’onda e tra gli ufficiali superiori era tenuto in gran considerazione.
La sua squadra gli ubbidiva ciecamente.
Con i piaceri che faceva ai suoi uomini e i permessi che dava, lo adoravano. Tutti come un sol uomo e nessun pettegolezzo.
Si sentiva un po’ solo, nonostante tutto, ma si sa: i capi sono sempre soli.
Era un martedì quando si presentò da lui un caporalmaggiore con la lettera di nomina a maresciallo di Reggimento.
«Che salto!» pensò.
Maresciallo di Compagnia e Battaglione bruciati sull’altare dei suoi meriti. Non l’avrebbe mai detto di arrivare a quel livello. Aveva lavorato duro, era vero, ma maresciallo di Reggimento… e con ancora tanto tempo davanti: sembrava un sogno.
Rifletteva: se fosse durata ancora un po’, forse sarebbe arrivato ancora più su. Poteva raggiungere il nuovo grado, istituito da poco, quello che splendeva per meriti di guerra: Aiutante di Battaglia! Quasi un ufficiale. Forse lui sarebbe comunque riuscito a ottenerlo, anche senza guardare negli occhi il nemico. Ma non voleva illudersi e poi chi lo diceva che quella sarebbe stata la meta finale?
Il tempo passava e il fronte si allontanava verso i confini interni dell’Impero. Di feriti e storpiati ne vedeva meno. La tradotta per le retrovie e gli ospedali viaggiava ormai su un’altra linea.
Dalle sue mani passava ogni bendidio: cibo, divise calde, cognac, donne e cocaina. Veramente un bel posto.
«Salve, maresciallo!»
Fece un sobbalzo.
Era sovrappensiero e non l’aveva sentito arrivare; girato verso gli scaffali a ordinare i pacchi di carta blu, mentre ragionava su quanti farne sparire.
Ruotò su se stesso e batté i tacchi: «Comandi…» gli uscì prima di guardare.
Poi:«Maggiore Forlani!» aggiunse stupito.
«Bravo, Valentino, bravo! Mi hanno mandato per un’ispezione. Vogliono un uomo per comandare un altro magazzino. Grande responsabilità, squadra adeguata. E volevano sapere se c’era qui qualche cosa che non andava. Che so: commerci illeciti, ammanchi… Ma io sapevo che c’eri tu e che qui tutto fila come deve. E così… io ho scelto te!»
«Grazie, signor maggiore. Posso offrirle un cognac?»
«Certo che puoi! Ho anche raccolto i pareri della tua squadra: tutti felici, tutti contenti, pronti a buttarsi nel fuoco per te. L’esercito ha bisogno di uomini così. Gli eroi non sono solo al fronte. Anche chi fa il suo dovere nei magazzini è indispensabile allo sforzo bellico!»
«Sono confuso. Grazie, maggiore! Ma… se mi permette…»
«Di’ pure, Valentino.»
«Qui sto molto bene. Non potrebbe lasciarmi fermare ancora un po’?»
«No! Chi si ferma è perduto e poi anche volessi aiutarti, gli ordini sono ordini. Non si sfugge al proprio successo!»
«Almeno la mia squadra la vorrei con me.»
«Questo si può fare. Non so se saranno così contenti, ma, come tutti, devono obbedire agli ordini. E loro lo faranno! Coraggio, maresciallo. La gloria ti attende e non solo…»
Sorriso enigmatico, la bottiglia di cognac che gli aveva regalato sotto il braccio. Il maggiore sembrò dileguarsi in controluce, in una nuvola azzurrina di profumo dolce di sigaro.
«Che cosa avrà voluto dire?»
Lo seppe qualche giorno dopo, il 1° settembre 1917, insieme agli ordini di destinazione.
L’avevano nominato Aiutante di Battaglia. Un sogno che si realizzava solo «per meriti di guerra»: stava scritto proprio così, nero su bianco, sul foglio di nomina.
«Diavolo di un Forlani: era proprio vero che al comando nessuno poteva dirgli di no!»
Finalmente.
Partiva per Caporetto con tutta la sua squadra: tutti allegri, tutti entusiasti.
Era in cima alla sua folgorante carriera.
La vallata era bellissima: il fiume, colline verdi, e montagne sullo sfondo. Pullulava di uomini e veicoli di ogni genere: il posto ideale per i suoi affari.
Ci sarebbe stato bisogno di tutto e lui avrebbe trovato tutto.
Poteva anche capitare un caso, assolutamente impensabile: un sottufficiale che diventa ufficiale! Sarebbe stato possibile? Se lo era, lui ci sarebbe riuscito!
Una voce dentro gli diceva: «Valentino, Valentino, non ti accontenti mai!»
Era vero, appena otteneva qualcosa, voleva subito altro.
«E che cosa devo fare? – si rispose. – Questa guerra non durerà all’infinito... o ne approfitto adesso o non avrò un’altra occasione.»