Al Belle Vue2009, Monza
Dopo un continuo scambio di battute sulla guida dell’uno e dell’altro, i due poliziotti arrivano a destinazione. Bertoli parcheggia l’auto di traverso sul marciapiede, proprio di fronte al ristorante Belle Vue.
«Più che davanti, direi che ti piace parcheggiare dentro i ristoranti», lo canzona Bocchio che, subito dopo, commenta: «Belle Vue: strano nome da dare a un ristorante che si trova in pieno centro città e in una via trafficata come questa. Dove sarebbe la bella vista?»
Bertoli, guardandosi riflesso nella vetrina del locale, gli replica prontamente: «Eccola qui, il nome è stato pensato proprio in previsione del mio arrivo».
«Ma smettila, beota. Forza entriamo. Comunque, meno male che tu sai guidare: se non tiravo fuori la sirena saremmo ancora nelle vicinanze della centrale».
Bertoli, sentendosi punto nel vivo, si accaparra l’ultima parola: «Hai finito? Non posso mica sorpassare sempre e poi, guarda, sta aprendo ora. Arrivare prima sarebbe stato inutile».
Entrano, si guardano intorno e vedono un uomo che sta allestendo i tavoli. «Buongiorno. Sovrintendente Bocchio e ispettore Bertoli».
L’uomo alza la testa e, senza porgere a sua volta la mano ai due poliziotti, risponde: «Piacere, che posso fare per voi? Mi devo spaventare?»
«No, almeno per ora. Stiamo indagando sulla scomparsa di una signora che pare sia stata nel suo locale il 3 marzo».
Bocchio prende la foto di Emma Valadier dalla cartellina e la mostra al ristoratore: «Ecco, è questa la donna di cui stiamo parlando».
Il ristoratore prende la foto e la osserva, poi propone: «La faccio vedere a mia moglie, perché io non ricordo. Posso?»
Bertoli, spostandosi per lasciarlo passare, acconsente prontamente: «Prego, la seguiamo».
Si avvicinano a un piccolo ufficio posto sul fondo del locale: attraverso la parete in vetro a quadrotti si intravede una donna seduta a una scrivania. Entrano.
«Elisa, ci sono due poliziotti che vogliono sapere se questa signora è stata nel nostro ristorante. È scomparsa da qualche giorno».
Le porge la foto. «Buongiorno. Fai vedere. Sì, mi pare qualche giorno fa. L’ho notata perché aveva un bel paio di scarpe rosse».
«Non è il particolare che più ci interessa» esclama Bertoli, alzando gli occhi al cielo, «vorremmo invece sapere se era da sola o no».
«No, era con un uomo, parlavano fitto fitto e lei era arrabbiata, poi verso la fine del pranzo li ha raggiunti una donna che ha mangiato solo il dolce. Mi pare piangesse o comunque fosse triste».
«Com’era questa donna? E l’uomo saprebbe descrivermelo, tralasciando i dettagli sulle scarpe?» Elisa, facendo una mezza smorfia, esegue: «La donna era bionda, con i capelli corti, alta 1.70 circa, molto ben vestita, l’uomo era…»
Guardando il marito Elisa sorride, poi continua: «Molto bello, non giovane, poteva avere circa cinquant’anni. Brizzolato, occhi azzurri, alto, ben piazzato e ben vestito».
«Lo hai guardato un po’ troppo bene, sai anche il colore delle calze che indossava?»
«Faccio io le domande», lo apostrofa Bertoli, per nulla incline a uno scherzo di cui non sia l’autore. Poi, rivolgendosi alla donna, continua: «Per quanto tempo sono rimasti? Sono andati via insieme?»
«Il tempo di un pranzo, un’ora circa. La signora bionda è uscita per prima, mentre la signora che state cercando ha lasciato il locale, qualche minuto dopo, insieme al suo accompagnatore».
«Grazie, signora. Le manderemo un tecnico disegnatore per l’identikit dell’uomo e della donna. Per ora basta così. Andiamo, arrivederci».
«Arrivederci. Comunque le scarpe rosse erano davvero belle!»
«Ok!» esclama Bertoli, sempre più insofferente.
I due uomini si avvicinano all’auto. Un vigile sta controllando i contrassegni della polizia esposti sul cruscotto.
«Ispettore Bertoli, sempre lei, dovevo immaginarlo. Non mi dica che si tratta di nuovo di una questione di vita o di morte».
«Purtroppo, mio caro municipale, si tratta proprio di questo».
«I casi più difficili capitano sempre a lei. È l’urgenza delle operazioni che le impedisce di parcheggiare decentemente?»
«Che vuoi, sono il migliore». Bertoli e Bocchio salgono contemporaneamente in macchina. Si guardano. Bertoli è il primo a parlare.
«Corna? La solita storia? La moglie perfetta, un po’ annoiata, che cerca il brivido per rendere più interessante la sua vita?»
«Può essere, ma la donna bionda che cosa c’entra? Un ménage à trois è un po’ troppo, non ci credo».
«Chiama subito in centrale, che mandino un tecnico per gli identikit, senza di quelli non possiamo supporre altro».
Bertoli mette in moto e partono. Bocchio prende il cellulare e compone il numero dell’ufficio.