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Poi, naturalmente, c’era la grande rivelazione di cui occuparmi. Davanti a lei, mi ero trattenuta a malapena. Adesso che ero sola, non potevo non piangere di rabbia. Rabbia rivolta contro me stessa, per essere stata tanto cieca. Tanto ingenua da non capire che Zeke era sincero, che non mi avrebbe mai tradita, né mai lo aveva fatto. Ecco perché, sin da quando ero tornata, ce l’aveva con me e mi aveva accusata di avergli voltato le spalle. Di non saper amare. Per mesi avevo mandato indietro le sue lettere, rifiutato le sue telefonate, scoraggiato ogni sua iniziativa, fino a quando lui non si era arreso. Così, mi ero convinta di essere nel giusto perché, se mi avesse davvero amato, non avrebbe rinunciato a noi. Avrebbe continuato a lottare, a cercarmi, a insistere per avere con me un contatt

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