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2 «Più forte…», geme lei, la sua pelle fresca che scivola contro la mia mentre io continuo a muovere il cazzo dentro di lei. Ogni spinta è più profonda, più brutale, e ogni volta tocco il fondo. Jodi è l’avventura di una notte di qualche mese fa, che non aveva colto i segnali con cui indicavo di non cercare niente di più. L’ho conosciuta alla cena di beneficenza di un cliente a cui avevo partecipato con Grant. La serata era finita con Jodi che mi tirava fuori il cazzo sulla limo durante il ritorno all’hotel. Posso avere i miei problemi ma sono sempre un uomo, e se una donna te lo tira fuori e lo circonda con le labbra, saresti un santo a fermarla. E io ero abbastanza ubriaco da fregarmene. Da allora, quando sento il bisogno, contatto Jodi per un incontro discreto. Stasera mi serviva uno sfogo, quindi l’ho chiamata, e a ogni spinta ben angolata dentro il suo corpo fremente, la tensione della settimana si dissipa lentamente. Le sue reazioni melodrammatiche sotto di me, le sue grida e i gemiti – senza dubbio sinceri – sono esagerati nello sforzo di compiacermi. Sfortunatamente per Jodi, ne sono immune. Mi hanno distratto i pensieri sulla donna all’evento di sabato scorso. La notevole Lucia dai capelli neri e dal nome che suona delizioso quando ti scivola fuori dalle labbra. Un nome che fa pensare alla luce, all’innocenza, a una bellezza senza macchia che verrebbe rovinata dal mio desiderio. Non mi sento abbastanza degno di tale purezza da contemplare il significato di quel nome. Questa donna, in cui è improbabile che mi imbatta di nuovo, ha invaso la mia mente. Le mani di Jodi, secondo sua richiesta, sono legate sopra la testa, una sciarpa di seta nera le adorna i polsi, annodata intorno al tubo centrale della testiera nella camera d’albergo. I suoi capelli biondi sono disposti a ventaglio sul cuscino, il suo viso un’immagine di finta estasi, e una patina di sudore le fa luccicare la pelle mentre io continuo l’apprezzato assalto al suo corpo. Le sue gambe circondano i miei fianchi, e i tacchi rossi alti che ho insistito tenesse, affondano nel mio sedere. «Mmm», mugola lei mentre io esploro il suo corpo con la mano, piazzando il pollice dentro di lei insieme al membro, allargandola di più. Riportandolo sul suo clitoride, la provoco con movimenti circolari, avvicinandomi sempre di più senza mai toccare. Il mio unico obiettivo è l’orgasmo, prima lei poi io. La possibilità di stuzzicarla è solo un bonus aggiuntivo. I suoi muscoli si stringono con forza intorno al mio cazzo, mandandomi in orbita. Affondo dentro di lei ancora una volta, e l’immagine del corpo perfetto di Lucia steso sotto di me lampeggia nel cervello, i suoi magnifici occhi che brillano di calore e mi guardano al posto di quelli di Jodi. Travolto dal desiderio, con la mente concentrata sul mio orgasmo impellente, afferro la testiera con una mano mentre l’altra sale sul suo torace. Le prendo un seno e mi concentro sul risultato finale, esaltato dalle sue grida di piacere, culminanti nel momento in cui crolla. Le endorfine mi fluiscono attraverso e vengo con violenza, chiudendo gli occhi e vedendo un viso che sicuramente non è quello della donna sotto di me. Ma che mi prende? Con il mio corpo immobile sul suo, cerco di calmare il respiro. Tiro indietro la testa quando sento le labbra di Jodi sfiorare le mie. I miei occhi si spalancano di colpo e abbasso lo sguardo sui suoi occhi dolci e sul sorriso furbo. Non è così che va tra me e Jodi, e il suo tentativo di oltrepassare i limiti mi ricorda chiaramente che il messaggio non è niente altro che sesso non è stato recepito, tantomeno accettato. Sto sempre attento a scoraggiare l’intimità. È una cosa che non desidero e che, onestamente, non c’è mai stata, con lei o qualsiasi altra con cui sono stato. Non sono mai riuscito a lasciarmi andare completamente con una donna. Lo scudo è sempre levato e sempre lo sarà, da quel punto di vista. Chiamiamolo un meccanismo di protezione ben collaudato, creato un po’ per necessità, un po’ grazie all’esperienza. Le gambe di Jodi si rilassano e io mi sposto da lei, stendendomi al suo fianco e slegandola. Tenendo cautamente le distanze, scendo dal letto e le do una rapida occhiata. Lei mi guarda con occhi da cerbiatta e un sorriso sonnolento, soddisfatta e rilassata. Decido che è ora di porre fine a questa farsa. «Devo chiamarti un taxi?», chiedo con voce priva di qualsiasi emozione. Devo assicurarmi che le mie parole non esprimano altro che il senso di conclusione a cui aspiro. Il suo sorriso vacilla e Jodi scuote la testa, mentre le inconfondibili lacrime che le riempiono gli occhi dicono tutto. Dentro di me monta la rabbia, perché non c’è niente che odio di più che sentirmi dire bugie. Le azioni di Jodi mi hanno confermato involontariamente che le sue precedenti affermazioni sul desiderare una relazione puramente fisica erano vere quanto le protesi di silicone da 10.000 dollari che ha nel petto. Diceva quel che pensava io volessi sentire per riuscire a tornare nel mio letto, credendo di potersi intrufolare nella mia vita. Non succederà mai, tesoro. Non ci cascherò mai. Esalando un lento sospiro di frustrazione, le rivolgo la schiena nuda e vado in bagno, chiudendomi la porta alle spalle. Sfilo il profilattico, lo annodo prima di gettarlo nel cestino e giro la testa, incontrando la mia immagine nello specchio. I miei occhi sono vuoti e riflettono con esattezza la sensazione che segue sempre un appuntamento del genere. Nessuna donna, non importa chi sia o cosa abbia fatto, merita di essere usata da un uomo che immagina di essere con un’altra, il che è esattamente ciò che è accaduto stasera. Non mi era mai successo prima. Entro nella doccia e apro l’acqua, rimanendo sotto il getto rumoroso mentre passa dal freddo al caldo. Non sono del tutto senza cuore. Ho cercato di far capire a Jodi quale fosse lo scopo della serata. L’ho incontrata prima di sotto e abbiamo condiviso una bottiglia di Merlot al bar prima di salire in camera. Ho sperato avesse abbandonato da tempo le sue aspirazioni a diventare la futura Mrs Alexander, cosa a cui adesso devo stare molto attento. Non con Jodi, che non chiamerò più, ma con qualsiasi altra donna mi si avvicini. Istintivamente mi chiedo quale sia la loro motivazione, riflettendo su ciò che potrebbero volere e su che vantaggi ricaverebbero dall’essere associate a me. Mi colpisce il modo in cui quel pur breve incontro con Lucia la scorsa settimana mi stia consumando. Per qualche ragione, i suoi occhi e quel sorriso sagace… cazzo, persino l’ondeggiare dei suoi fianchi e la curva del suo sedere mentre si allontanava, tutto mi è rimasto in mente. E poi mi sono scopato un’altra, rimpiangendo che non fosse lei. Si può cadere così in basso? Fare sesso privo di significato con donne come Jodi mi viene facile. Posso scoparle senza timore che si vada oltre quello che consento io. Perché se dovesse sfuggirmi il controllo, anche momentaneamente, le conseguenze sarebbero materiale da tabloid: una giornalista in particolare è assetata del mio sangue, tra le altre cose. Il lato negativo del diventare una celebrità dall’oggi al domani, potrebbe dire qualcuno. La verità è che non ho ancora incontrato la donna con cui sarei pronto ad abbassare la guardia, una donna di cui potermi fidare abbastanza da oltrepassare i limiti, con cui esplorare fantasie e fare il passo successivo. Un giorno, forse.
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