9.-1

2053 Parole

9. Ho passato la notte a fissare il soffitto. I giochi delle ombre, amplificate dalle asperità o da qualche crepa nell’intonaco, da bambino mi inquietavano. Oggi vedo solo grigio. Atono come la vecchiaia. Come un cattivo presentimento. Alle sette, forse un po’ prima, ha squillato il telefono. Non l’ho maledetto. Stavolta, al contrario, quel suono che decretava il giorno fatto l’ho accolto con sollievo. Finalmente avrei potuto telefonare a Mimmo. Non l’avevo fatto a notte fonda per non allarmare Betta. Forse, anche se non mi piace ammetterlo, per viltà. Ho preferito che l’immagine di quella dannata Citroën che ruggiva dietro l’utilitaria di mio cugino non mi concedesse relax. Finalmente avrei potuto chiamare Mimmo, visto che ormai era giorno, ma ancora me ne è mancato il coraggio dopo che

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